menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Nas in ospedale per lo scandalo del plasma scaduto. E in Procura ora c’è un esposto

10 0
26.03.2026

I numeri dello scandalo del plasma scaduto e gettato

Articolo: Plasma buttato, la rabbia di Avis Marche: “Mortificato un dono inestimabile”. Costituita commissione d’indagine

Articolo: Scandalo del plasma ad Ancona: “Gettate quasi 2mila sacche”

Articolo: Il plasma finisce in discarica: manca il personale per il congelamento. Esplode il caso: “Inaccettabile”

Ancona, 26 marzo 2026 – Lo scandalo del plasma nelle Marche entra in una fase cruciale con l’intervento diretto dei Nas. I militari del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità si sono attivati per fare piena luce su una gestione che appare costellata di possibili incongruenze documentali: gli uomini dell’Arma, insieme ai membri della commissione di verifica istituita dalla Regione, hanno raggiunto ieri mattina la direzione generale dell’ospedale Torrette di Ancona. La visita ha toccato anche il Centro trasfusionale e, sebbene al momento non siano stati effettuati sequestri, l’attività ispettiva punta a cristallizzare lo stato dei fatti.

La pressione giudiziaria, le ipotesi

Parallelamente, la pressione giudiziaria aumenta: il consigliere regionale Andrea Nobili ha depositato un esposto in Procura per chiedere chiarezza sui quintali di plasma andati al macero. La magistratura sta valutando l’apertura di un fascicolo in cui si potrebbero ipotizzare i reati di interruzione di pubblico servizio e danno erariale. Quest’ultimo profilo è particolarmente pesante, considerando che lo scorso anno le Marche hanno speso 2,5 milioni di euro per acquistare emoderivati necessari a coprire il fabbisogno regionale.

Nel mirino le procedure di conservazione e smaltimento

L’obiettivo degli inquirenti è verificare la regolarità delle procedure di conservazione e smaltimento, cercando di stabilire se vi siano state negligenze amministrative o omissioni che hanno portato alla distruzione di un patrimonio sanitario frutto della generosità gratuita dei donatori. Le sacche già destinate allo smaltimento sarebbero 300 (oltre 150 chili), ma l’ombra del macero incombe su altre 1.300 sacche, anche se fonti regionali non confermano quest’ultimo dato. Si tratta di materiale prezioso, destinato alla produzione di farmaci salvavita come albumina e immunoglobuline, in un contesto dove le Marche non sono autosufficienti e devono importare il 35% del plasma necessario, spesso acquistandolo a caro prezzo dai mercati esteri, inclusi quelli americani, dove la donazione è remunerata (fino a 100 dollari l’una).

Calcinaro: “Capita che non si possano utilizzare le sacche per imprevisti”

Nonostante la gravità della situazione, l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro ha cercato di ridimensionare la portata dello scandalo, parlando di sole 300 sacche eliminate a causa di una criticità legata alla carenza contemporanea di due unità di personale nei primi giorni di marzo, assicurando che il problema è stato affrontato con l’innesto di sei nuove figure. “Una difficoltà che c’è stata e non è la prima volta che purtroppo ogni tanto capita che non si possano utilizzare le sacche per imprevisti”, ha aggiunto Calcinaro. Tuttavia, questa versione si scontra con le denunce dei sindacati e i documenti interni. Raffaele Miscio (Cisl Marche) sottolinea come la grave situazione fosse nota “da anni senza riscontri”, mentre già a febbraio l’ormai ex direttore del Dirmt, Mauro Montanari (dimessosi venerdì proprio per questa vicenda) segnalava per iscritto una “grave carenza di tecnici di laboratorio”, avvertendo dei ritardi imminenti.

Il duro attacco dell’opposizione, interrogazione al ministro Schillaci

L’opposizione attacca duramente. Il consigliere Antonio Mastrovincenzo ha presentato un’interrogazione sottoscritta da tutte le minoranze: “Sullo scandalo del plasma andremo fino in fondo. Bisogna sapere perché i vertici regionali non hanno dato riscontro alle segnalazioni. Due anni fa ci promisero tre nuove figure professionali, ma la situazione è peggiorata. Come si può parlare di difficoltà temporanea?”. Il caso è arrivato anche a Roma: i deputati del Pd Irene Manzi, Ilenia Malavasi e Augusto Curti hanno presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Orazio Schillaci, definendo l’accaduto un “tradimento della fiducia dei donatori”. Anche il Centro Nazionale Sangue ha avviato “verifiche preliminari per valutare le opportune iniziative di competenza”.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino