“Diagnosi sbagliata, il tumore c’era”: il calvario della biologa Anna Maria
L'ospedale di Torrette; a destra, Anna Maria Fei, biologa con 35 anni di carriera
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Ancona, 18 aprile 2026 – Anche il reparto di Anatomia Patologica di Torrette è sotto organico da tempo, schiacciato da una mole di lavoro e una carenza di personale che ha già portato, da gennaio scorso, all’interruzione della convenzione con gli altri ospedali della provincia (Jesi, Fabriano e Senigallia) per ‘tagliare’ almeno 10mila casi l’anno. In questo scenario di pressione estrema, dove la professione sembra aver perso appeal economico e la Regione dichiara che i medici non si trovano (mentre altrove, come a Fermo, si assume), il rischio di errore umano diventa una drammatica realtà. A dare un volto e una voce a questo rischio è Anna Maria Fei, biologa di Osimo con 35 anni di carriera alle spalle, che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di una diagnosi sbagliata.
Il calvario di Anna Maria Fei
Il suo racconto è un calvario che inizia con quella che sembrava una routine medica: “Sono stata operata il 9 luglio 2023 all’ospedale Inrca di Osimo per l’asportazione di quella che doveva essere una banale cisti sotto l’ascella sinistra”. Dopo settimane di attesa e sollecitazioni, arriva il referto di Torrette: rassicurante. Ma la realtà è diversa. “A 3 mesi di distanza, la cisti si era riformata ancora più grossa. Dopo una lunga serie di indagini, in cui ho perso 6 mesi di tempo, i chirurghi di Torrette hanno avuto il sospetto che la diagnosi fosse sbagliata e mi hanno suggerito di far esaminare il pezzo anatomico a Padova, a mie spese”. Il responso del centro specializzato è una doccia fredda: non una cisti, ma un sarcoma osseo.
L’operazione a Milano
“Lì sono caduta in un baratro perché non sapevo se farmi operare a Torrette o all’Istituto dei tumori di Milano. A Torrette l’oncologo mi ha preannunciato chemio e radioterapia, a Milano invece mi hanno assicurato che l’intervento sarebbe stato risolutivo senza terapie successive”. La dottoressa Fei sceglie Milano, viene operata il 18 settembre 2024 e, nonostante un decorso difficile tra trasfusioni e morfina, oggi sta bene.
La scelta di non denunciare
La sua riflessione, però, non è di rivalsa, ma di profonda consapevolezza professionale: “I miei familiari mi hanno consigliato di denunciare, ma io non ho voluto, avendo lavorato 35 anni come biologa. Questi sono i rischi che una figura professionale corre con la pressione e il carico di lavoro che c’è a Torrette”. Nonostante la comprensione per i colleghi, la richiesta di chiarezza resta ferma: “Mi chiedo come sia potuto accadere un errore così grave”. Il caso solleva interrogativi urgenti sulla sicurezza delle cure nelle Marche: se una professionista del settore deve ricorrere a centri fuori regione e a spese proprie per salvarsi la vita dopo una diagnosi errata, quale tutela resta per il comune cittadino? Mentre la sanità anconetana scivola verso l’esternalizzazione (partita proprio in questi giorni per gli esami istologici della provincia di Ancona), il grido d’allarme si leva forte.
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