Il grande bivio della Giustizia: "Col Sì più benefici per i cittadini"
Vittorio Manes (foto), avvocato e amministratore unico di ForlìFarma, perché sostiene il Sì al referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo?
"Sono a favore in quanto ritengo, innanzitutto, che sia l’occasione per completare la riforma Vassalli che nel 1989 aveva abrogato il sistema inquisitorio, dando attuazione al processo accusatorio. La separazione delle carriere, fra magistratura inquirente e magistratura giudicante, penso possa dare, poi, un ulteriore contributo alla piena applicazione dei principi del ‘Giusto Processo’, sanciti dall’articolo 111 della Costituzione, che prevede, al comma 2, che ogni processo si svolga nel contradditorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo ed imparziale".
Quali problemi principali del sistema giudiziario italiano pensa che questa riforma possa risolvere?
"Se in occasione del Referendum confermativo del 22-23 marzo la maggioranza degli elettori votasse Sì, verrebbe ulteriormente rafforzato il principio di terzietà del giudice, il quale, nel condurre un processo penale, deve porsi in maniera equidistante ed imparziale fra le contrapposte richieste dell’accusa e della difesa".
C’è un aspetto della riforma che considera particolarmente urgente o necessario per i cittadini?
"Separare le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici, come anche la formazione, le procedure concorsuali, gli organi di autogoverno e di verifica disciplinare, contribuirebbe a svincolare il giudice da possibili condizionamenti, o anche solo da sospetti di tale natura, accrescendo nel cittadino che si trovi a rivestire il ruolo di indagato, o imputato, la sensazione di trovarsi di fronte a un terzo super partes, che oltre ad essere imparziale deve anche apparire come tale".
Secondo lei, in che modo la riforma influenzerà la vita quotidiana delle persone comuni?
"Questa riforma costituzionale, seppur non influenzi in maniera marcata la vita quotidiana delle persone, potrebbe portare i benefici sopra descritti a chi si trovasse coinvolto in un procedimento penale, e comunque accrescere la fiducia nel sistema giustizia, specialmente dopo lo ‘scandalo Palamara’, che aveva portato alla luce il sistema delle correnti e dell’eccessiva importanza, per le carriere dei magistrati, legata all’appartenenza all’una o all’altra di esse. Detto sistema delle correnti dovrebbe essere superato con l’istituzione, in caso di vittoria del Sì, di due Consigli Superiori della Magistratura, uno relativo alla magistratura requirente e uno alla magistratura giudicante, che si occuperanno delle nomine, dei trasferimenti e delle progressioni di carriera dei magistrati appartenenti alle relative aree funzionali, e verranno composti per 1/3 da un elenco, compilato dal Parlamento in seduta comune, di professori universitari ed avvocati con almeno quindici anni di esercizio, estratti a sorte, mentre per 2/3, da magistrati giudicanti e requirenti, anch’essi estratti a sorte".
Alcuni critici temono che la riforma possa ridurre l’indipendenza dei giudici. Come risponde a queste preoccupazioni?
"Non ritengo che la riforma possa ridurre l’indipendenza dei magistrati, tanto più che la nuova formulazione dell’articolo 104 della Costituzione ("La magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente"), pare miri perfino a consolidare i principi di indipendenza ed autonomia, ampliandoli anche ai pubblici ministeri".
Ha avuto esperienze personali o professionali con il sistema giudiziario che l’hanno convinta della necessità di questa riforma?
"Pur svolgendo la professione di avvocato, non ho deciso di sostenere il Sì al Referendum per particolari esperienze personali o professionali, o perché mi aspetti cambiamenti radicali nel sistema giudiziario, ma in quanto auspico, come sopra evidenziato, che detta riforma possa rendere più giusta ed efficiente l’amministrazione della Giustizia, con benefici per tutti i cittadini".
