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Bologna, Rado chiude la porta. "Pessina è bravo e non ha paura. Ma al Villa Park io metto Ravaglia”

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15.04.2026

Rino, uno degli eroi del ’64, commenta i dubbi tra i pali per Birmingham: "E’ stato giusto cambiare con il Lecce. Ma domani in quello stadio un ragazzo di 18 anni rischia di bruciarsi. Federico ha sbagliato, ma vorrà riscattarsi".

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"Bravo Pessina, che col Lecce si è fatto trovare pronto. Ma con l’Aston Villa è giusto che giochi Ravaglia, a cui va data la possibilità di riscattarsi e che non va messo in croce per l’errore dell’andata. Del resto conoscete un portiere che non commette errori?". Parla come se ancora volasse da un palo all’altro Rino Rado, ottantaquattro anni portati con l’esplosività che aveva in campo quando nella prima metà degli anni ‘60 difendeva la porta rossoblù nelle stagioni in cui i portieri erano un valzer infinito: Santarelli, Negri, Vavassori, Cimpiel e lui, il brevilineo Rado da San Stino di Livenza.

Rado, a proposito di altezza: con i suoi 174 centimetri...

"So dove vuole arrivare: oggi non potrei parare in serie A. Ma il mio era un altro calcio, i ‘lungagnoni’ erano Cudicini e Lovati, tutti gli altri non erano tanto più alti di me".

Oggi invece avere un fisico bestiale conta.

"Eccome se conta. Se non fosse così alto Martinez al Dall’Ara mica sarebbe riuscito a deviare in corner la conclusione perfetta di Rowe. Aggiungo che quel pallone arrivi a toccarlo solo se, oltre al fisico, hai la stoffa di un portiere campione del mondo".

Pessina altissimo non è: 186 centimetri. Eppure col Lecce ha favorevolmente impressionato.

"Pessina col Lecce ha fatto tutto bene. E voglio dire che ha fatto altrettanto bene Italiano a dargli una chance mettendo alla prova un ragazzo di diciott’anni in una partita, tra virgolette, facile. Poi, però, per quanto facile in porta ci devi andare e fare le cose giuste".

"L’ho visto disinvolto e tranquillo e da questo capisci che da tempo si allena col gruppo, perché si è calato senza difficoltà in tutti i meccanismi di gioco. Poi ha fatto la scelta giusta su Stulic nell’unica vera parata importante della partita: non è uscito a valanga, ha temporeggiato e si è buttato bene chiudendogli lo specchio della porta. Certo Stulic poteva concludere meglio, ma Pessina ha fatto quello che in quella circostanza deve fare un portiere".

Purtroppo non si può dire la stessa cosa di Ravaglia, sei giorni fa al Dall’Ara, sul corner di Tielemans da cui è nato il primo gol.

"Non intercettare quel corner è stato un errore evidente: del resto fin dall’inizio Ravaglia mi era sembrato insicuro, tanto che Italiano lo aveva già richiamato più volte. Ha commesso un errore, ma in stagione ha fatto anche tante buone prestazioni: amen, vorrà dire che al Villa Park avrà un motivo in più per fare bene".

Giusto che domani giochi lui e non Pessina?

"Sì, nei panni di Italiano non avrei dubbi. Anche perché il contesto sarà complesso e un ragazzo di diciott’anni rischierebbe di bruciarsi".

Il futuro dei pali rossoblù invece?

"I due infortuni capitati a Skorupski devono far accendere un campanello d’allarme. E anche senza quei contrattempi, e pur nel contesto delle ultime due stagioni positive, io non vedo uno Skorupski esente da difetti. Se vuoi essere una squadra di medio-alta classifica devi prendere un portiere che 7-8 punti a fine anno te li porta. E credo che non sia difficile trovarne in Europa uno bravo, di 28-30 anni, su cui puntare".

E il futuro di Pessina?

"E’ bravo, ma una squadra di B farebbe giocare, in prestito, un portiere di diciott’anni? Non credo. Forse per la sua crescita è meglio che resti qui a fare il terzo".

Domani notte come la vede?

"Nel calcio tutto può succedere, ma dopo l’1-3 dell’andata purtroppo la vedo molto dura".

Mestiere complicato quello dell’estremo difensore.

"Io l’ho preso un gol come quello che ha preso da corner Ravaglia. Era uno Spal-Bologna, Dell’Omodarme mise in mezzo dalla destra un cross sbilenco, la palla in volo cambiò traiettoria e s’infilo sul primo palo: 1-0 per loro e un mare di critiche per il sottoscritto. Nessuno ricorda che quel giorno Nielsen davanti alla porta si mangiò l’impossibile. E’ il destino ingrato di noi portieri".

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