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La lettera di Federica contro la Bolkestein: "Quel posto sotto l’ombrellone. Noi, uniti per difendere una storia"

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26.03.2026

Federica Veronesi, titolare del bagno Isa di Lido di Volano

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Lido di Volano (Ferrara), 26 marzo 2026 – Federica Veronesi è la titolare del Bagno Isa, nel lido di Volano. La direttiva Bolkestein, il conto alla rovescia per una storia di famiglia. Il 2027 è il termine ultimo per adeguarsi alle nuove regole, che prevedono gare pubbliche per le concessioni balneari. "Il rischio è che la legge del più forte favorisca i grandi gruppi a discapito delle realtà storiche locali", l’amarezza nel cuore. Quello stabilimento è da 30 anni la sua vita. L’hanno aperto i genitori Silvano Veronesi e Daniela Barbazza. Che ancora lavorano al suo fianco. "Papà è il responsabile della spiaggia, la mamma si occupa della cucina".

“Adesso basta, butto giù lo stabilimento. I sacrifici di una vita buttati”

Non è la vostra una difesa nostalgica?

"No, difendiamo un valore. L’ombrellone di famiglia racconta la storia di un posto fisso che ha visto crescere intere generazioni. Il tempo delle certezze sembra correre verso il tramonto, e non è solo un suggestivo calo di luce sulla linea dell’orizzonte, ma una riflessione profonda che parte dalla sabbia per toccare il cuore dell’identità sociale italiana. Per decenni, il ’posto fisso’ non è stato solo un’aspirazione lavorativa, ma quel numero preciso di concessione, quella fila stabilita, quel lembo di sabbia che si chiamava ’casa’. Non è per niente lo sfogo di un nostalgico, ma la riflessione di chi pensa che per progredire non sia necessario cancellare il buono del passato. L’ombrellone era il loro avamposto di stabilità, un testimone silenzioso che li ha visti passare dai primi passi incerti sul bagnasciuga alle lunghe chiacchierate dell’età adulta. Quel posto fisso non era solo un rettangolo d’ombra, ma il baricentro di una famiglia allargata. I vicini di ombrellone non erano estranei, ma compagni di vita che scandivano il ritmo delle loro vacanze anno dopo anno. Con loro hanno condiviso fette d’anguria, gonfiato braccioli e visto i figli crescere insieme, diventando una comunità che si ritrovava puntuale ogni estate"

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"L’appello è rivolto a noi gestori, affinché conserviamo l’anima dei nostri lembi di spiaggia e non lasciamo che la modernizzazione cancelli il valore del calore umano. Siamo noi a fare la differenza tra una ’postazione balneare’ e un pezzo di storia condivisa. È pronto il turista a vedere le spiagge italiane cambiare volto o crede che il ’posto fisso’ sotto il sole sia un valore umano da tutelare?"

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"Quando uno Stato mette all’asta il lavoro di chi ha costruito per 30 anni un’impresa familiare, quello non è mercato è cancellazione della storia. La direttiva colpirà balneari, ambulanti, piccole imprese familiari, lavoro stagionale e identità dei territori. L’Europa dovrebbe essere prima di tutto un progetto umano e sociale, non solo economico. Prima diritti, persone e comunità; poi economia. Non si tratta di essere contro l’Europa. Si tratta di chiedere: L’Europa di chi? Se le gare diventano una corsia preferenziale per chi ha più capitale, il rischio è chiaro: le multinazionali comprano, le famiglie chiudono"

"Dovremmo fare un appello alla mobilitazione. Se mettono all’asta il nostro lavoro, dovremmo rispondere con la piazza. Uniti, senza divisioni. Costa, mercati, botteghe, territori. Perché oggi tocca a noi. Domani può toccare a chiunque".

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© il Resto del Carlino