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Gli alunni del Grattacielo: "Le torri sono vuote. Ma noi non abbiamo lasciato indietro nessuno"

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28.02.2026

Il grattacielo e, in basso, Anna Tataranni è la dirigente. del Comprensivo Govoni

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"Ci siamo mossi subito, non appena si è manifestata la grande emergenza del grattacielo. Ho invitato il personale, i nostri insegnanti a manifestare comprensione nei confronti degli studenti che stavano vivendo quel dramma. E alla fine siamo stati premiati, la scuola che è certo didattica ma anche insegnamento dei valori, della coscienza civica si è dimostrata all’altezza di una situazione non facile", Anna Tataranni è la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Govoni. Istituto che con alcuni dei suoi plessi in un certo senso si è trovato nell’occhio del ciclone. Tre strutture – le elementari Govoni e Poledrelli, la scuola media Tasso – sono nell’area delle torri. Tra quei banchi studiano bambini e ragazzi che abitano – abitavano – nei giganteschi edifici di cemento che guardano dall’alto la città. Le torri, 210 appartamenti su 20 piani, circa 500 persone. Che, prima a causa dell’incendio devastante, poi per il sopralluogo dei vigili del fuoco, l’ordinanza di sgombero del Comune legata a motivi di sicurezza, hanno dovuto lasciare le loro case. Una zona che rischia di spopolarsi.

"Le iscrizioni alle scuole sono scadute il 31 gennaio e noi siamo riusciti a mantenere tutti gli alunni che frequentavano i tre plessi, si tratta di 26 studenti che varcano l’ingresso di Govoni, Poledrelli, la scuola media Tasso e che continuano a cercare da noi, tra i nostri banchi, un loro futuro. Non abbiamo perso un solo iscritto e questo per la scuola è un grande, bellissimo risultato". Un vanto. Non solo per la scuola, anche le famiglie hanno trovato tra quelle aule un approdo sicuro. Il risultato è legato ad alcune motivazioni. "Le famiglie sono riuscite a trovare un tetto, una nuova casa nella stessa zona di Ferrara o comunque nelle vicinanze, in ogni caso nel bacino del nostro istituto comprensivo. Magari hanno preso in affitto un appartamento, sono andati ad abitare da amici che li hanno ospitati", sottolinea nella sua analisi la dirigente scolastica. L’altro motivo è probabilmente legato alla didattica, promossa a pieni voti dalle famiglie, e anche dall’ambiente e dall’accoglienza che i ragazzi hanno trovato tra aule e lavagne. "Il rischio di perdere iscrizioni riguardava quegli istituti, così abbiamo fatto un sondaggio classe per classe, un sondaggio scientifico. Non abbiamo perso per strada nessuno di loro, tutti hanno continuato lungo il sentiero della conoscenza che avevano intrapreso. La risposta all’emergenza, almeno per queste famiglie, ha funzionato".

Non erano coinvolte da quel dramma – un cataclisma per la storia di Ferrara, le immagini di quella notte, le fiamme, le persone che si allontanano con le loro cose – invece le famiglie delle scuole Leopardi e Doro, che fanno sempre parte del comprensivo guidato da Anna Tataranni ma che non gravitano sul bacino del grattacielo. "Ho fatto una circolare – ripercorre quelle fasi, come si è mossa la scuola – un documento che era destinato ai docenti, al personale che porta avanti la didattica. Invitandoli ad essere comprensivi verso quegli allievi, ragazzi che dalla mattina alla sera hanno perso un punto di riferimento importante come può essere la casa, il luogo magari dove erano nati e cresciuti. E i nostri docenti, sottolineo tutti i docenti, hanno dimostrato una grande umanità, sensibilità, attenzione verso quello che stava succedendo in quelle ore, in quei giorni. Quella sensibilità che ogni insegnante deve avere nei confronti degli allievi".

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© il Resto del Carlino