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Boom di infortuni (+6,8%). Sorpassata pure Bologna: "La prevenzione al palo"

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Nel bimestre sono 643 le denunce per infortuni Di questi, 30 si sono verificati nelle campagne e ben 459 nell’ industria

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Il balzo degli infortuni investe la regione e la nostra provincia. Il salto – il confronto è tra il primo bimestre del 2026 sullo stesso periodo del 2025 – in regione è del +7,2%. Ferrara si assesta poco sotto, al 6,8%, percentuale che comunque è più alta di quella del capoluogo. A Bologna – che certo ha numeri assoluti maggiori – il balzo degli infortuni denunciati è stato sempre nello stesso periodo del 4,8%. Nell’amara classifica, che analizza i numeri, la nostra provincia è fortunatamente molto in basso, siamo ultimi in classifica. A Bologna gli infortuni denunciati sono stati 2.665; Forli’-Cesena 1.150; Modena 2.328; Parma 1.111; Piacenza 704; Ravenna 1.096; Reggio Emilia 1.488; Rimini 739 e appunto Ferrara con 643 (il totale in regione è di 11.924 sempre nel confronto tra i due bimestri 2026-2025). Di questi, nella nostra provincia 30 sono stati gli infortuni nelle campagne e 459 nell’industria. La classe d’età più colpita è quella che va dai 41 ai 65 anni. Ancora, sempre nella nostra provincia, hanno denunciato infortuni 359 uomini contro 284 donne. "Dati allarmanti, la prevenzione resta al palo", la denuncia della Cgil per la Giornata per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il sindacato dell’Emilia-Romagna lancia un grido d’allarme che non può restare inascoltato. "I dati dell’Osservatorio che riguardano il primo bimestre 2026 – sottolinea la Cgil – trasformano questa ricorrenza in un momento di mobilitazione piuttosto che di celebrazione. Nella nostra regione gli infortuni crescono a una velocità tripla rispetto alla media nazionale". Non si ferma l’emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro in Emilia-Romagna e si conferma un trend estremamente critico. Mentre a livello nazionale l’aumento delle denunce di infortunio si attesta al +2,6%, nella nostra regione la crescita è quasi tripla, segnando un preoccupante +7,2%. In Emilia-Romagna, nei primi due mesi dell’anno, si sono quindi già verificate 11.924 denunce di infortunio, contro le 11.126 dello stesso periodo del 2025".

Morti sul lavoro. Nonostante una lieve flessione numerica rispetto all’inizio del 2025 (6 decessi contro i 10 dell’anno precedente), il tributo di vite umane resta inaccettabile. Sei lavoratori che non hanno fatto ritorno a casa in soli 60 giorni rappresentano una ferita aperta nel tessuto sociale regionale. Malattie Continua la crescita silenziosa ma costante delle patologie legate all’attività lavorativa, con 1.395 denunce registrate nel bimestre (+3,2% rispetto al 2025). "Siamo di fronte a un’anomalia regionale inaccettabile – denuncia Daniele Dieci della segreteria della Cgil Emilia Romagna –. Mentre a livello nazionale l’aumento appare contenuto, nel nostro territorio l’incidenza degli infortuni corre a una velocità tripla. Questo divario dimostra che il sistema di prevenzione locale sta subendo una pressione insostenibile e che il modello produttivo regionale sta scaricando sui lavoratori il costo della competitività".

Per porre fine a questa strage continua la Cgil chiede con forza una serie di iniziative. Tra queste, stop alla logica del massimo ribasso. Negli appalti e subappalti si annidano spesso le violazioni più gravi. Controlli serrati e immediati. "Chiediamo alla Regione e agli organi ispettivi un piano straordinario di verifiche, partendo dai settori dove l’incidenza infortunistica è maggiore. La digitalizzazione e l’automazione devono servire a rendere il lavoro più sicuro, non solo più veloce. Non resteremo a guardare mentre i dati peggiorano mese dopo mese. La sicurezza deve tornare a essere la priorità dell’agenda politica e industriale della nostra regione. I numeri di questo inizio 2026 non sono semplici statistiche – aggiunge Dieci – ma il segnale di un sistema di prevenzione che sta fallendo. Il fatto che l’Emilia-Romagna cresca negli infortuni molto più della media nazionale dimostra che l’aumento dei ritmi produttivi e la frammentazione dei contratti stanno indebolendo le tutele".

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© il Resto del Carlino