Lo strazio di mamma Vjola per la morte del suo Louis : “Siamo rimasti soltanto noi tre”
La famiglia di Louis travolta dal dolore per la morte del 12enne
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Bologna, 5 aprile 2026 – Sul mobile della sala c’è una foto. Louis con la mamma Vjola, il papà Plaurent e il fratello David. Sono in vacanza a Kos, sorridono tutti. In questa casa, in questa mattina di lutto, la consapevolezza è che quella spensieratezza non potrà più tornare. Adesso, in questo appartamento al primo piano di una bella palazzina, c’è spazio solo per un dolore lancinante. Ai piedi delle scale ci sono le scarpe di Louis. Come se questo ragazzino di appena 12 anni potesse tornare da un momento all’altro indietro, aprire la porta di casa e riabbracciare i suoi genitori e suo fratello.
La mamma: “Adesso siamo rimasti solo noi tre”
“Adesso siamo rimasti solo noi tre”. Lo ripete come un mantra Vjola, mentre accarezza la gamba del figlio maggiore, l’unico che le è rimasto. Gli stringe il braccio, non lo lascia un secondo. Papà Plaurent è in piedi, guarda la scena in silenzio, con gli occhi pieni di lacrime.
“Che male ho fatto nella vita per vedere mio figlio così? La cosa più brutta che possa capitare... la più brutta”. La voce di Vjola è come un sussurro, un lamento. Le parole escono come spinte a forza da un gorgo di strazio. E questa mamma non fa che ripetere il nome del suo bambino, come se un incantesimo potesse così farlo tornare. Potesse far tornare tutti a 48 ore fa, quando Louis era uscito per andare a giocare a pallone con gli amici in parrocchia. Quando era vivo. Quando era felice.
Il via vai dei parenti
Adesso nell’appartamento è un via vai di parenti. Abbracciano la mamma e il papà, si stringono a David. Che non dice una parola. Piange e basta. Non riesce a crederci. “Non è possibile, non è vero”, dice Vjola. Le sue sono le uniche parole che rompono il silenzio. “Non l’ha spinto nessuno, è caduto. Gli amici gli volevano tanto bene. È una tragedia”, riesce a raccontare, solo per togliere ogni dubbio su quello che sia accaduto venerdì sera in via Piave, quando il ragazzino è precipitato dall’ottavo piano, dopo che il lucernario dove si era appoggiato ha ceduto e si è rotto sotto di lui.
Il messaggio dell’amichetto
Nella casa ci sono gli zii. Sguardi e occhi lucidi. Pochissime parole, solo quelle necessarie. Zia Marjeta venerdì sera ha parlato con la polizia, per togliere questo peso ai genitori di Louis, che appresa la notizia si sono sentiti male. A comunicare alla famiglia Pisha la tragedia è stato un amichetto di Louis. Con un messaggio, che non ha lasciato a mamma Vjola e papà Plaurent il tempo di capire, di elaborare. Se mai si può elaborare un dolore simile. Hanno avuto il tempo di non credere, nel tragitto tra casa e via Piave. Ma lì la verità li ha travolti.
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