“Il gay felice non è una provocazione. È un ribaltamento”. Parola di Gabriele Piazza
Gabriele Piazza, autore del romanzo "Il gay felice"
Articolo: Aspettiamo il momento in cui la giornata contro l’omolesbobitransfobia non serva più. Ma quel momento non è ora
Articolo: A Cannes l’horror di Jane Schoenbrun che (quasi) nessuno ha voluto produrre. Ecco perché
Articolo: Quello che sta succedendo a Elodie in questi giorni ha molto a che fare con l’outing e poco col coming out
Articolo: “Quando mio figlio si chiuse in bagno a piangere capii che voleva dirci chi era davvero”
C'è una parola che Gabriele Piazza usa spesso, quasi fosse un manifesto compresso in un aggettivo: felice. Non nel senso banale del termine, non la felicità da stories Instagram con filtro dorato, ma quella più scomoda e necessaria, la felicità come atto politico, come resistenza, come scelta. Attore, regista, performer, autore e voce tra le più riconoscibili della comunità LGBTQI sui social, Piazza ha costruito nel tempo un linguaggio tutto suo: ironico, diretto, capace di far ridere e pensare quasi nello stesso respiro.
Ora quel linguaggio ha trovato una nuova casa: le pagine de "Il gay felice", il suo primo romanzo (DeAgostini) in uscita il 26 maggio. Protagonista è Michelangelo, 26 anni, romano, aspirante attore e gay, dettaglio che nella sua testa pesa come una condanna. Fino a quando un'amnesia selettiva non gli porta via proprio quello: la memoria dell'omofobia. E con essa, il peso.
Quello che Piazza costruisce è molto più di una commedia brillante. È una domanda che rimane aperta ben oltre l'ultima pagina: quanto della nostra infelicità dipende davvero dal mondo e quanto dal modo in cui lo guardiamo? Lo abbiamo chiesto anche al suo autore e ci siamo fatti raccontare l'origine e i lati più enigmatici del libro, ma anche di tutto il resto.
Gabriele, ha fatto teatro, TikTok, monologhi, ora il romanzo. La scrittura cosa le ha trasmesso di diverso?
"Mi è piaciuta tantissimo la possibilità di nascondermi dietro un personaggio, di far vivere un'altra storia. Mi ha levato quella fatica di approvazione egoica: Michelangelo è un essere vivente separato da me, di cui spero le persone si interesseranno, ma che non sono io. Mi ha dato la libertà di non identificarmi con quello che racconto. E ho scoperto che mi piace tantissimo: dico a tutti che è la cosa più bella che abbia fatto nella mia vita finora. Non mi ha dato l'eccitazione di vederti su una pellicola o di avere 10 milioni di visualizzazioni in un giorno, però mi ha dato una soddisfazione pacata: sto........
