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Principessa oggi, Giulia Seghetti Panichi: “L’eredità invisibile che trasmetto ai miei nipoti”

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09.04.2026

La principessa Giulia Seghetti Panichi a due anni e oggi

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Ascoli, 9 aprile 2026 – Non tutte le principesse vivono nelle favole. Alcune abitano la realtà, ne attraversano le contraddizioni e scelgono, ogni giorno, di restare fedeli a se stesse. La principessa Giulia Seghetti Panichi è una di queste: una donna che porta il peso e l’onore della sua storia con grazia, senza mai nascondersi dietro il privilegio. La sua vita è fatta di disciplina, bellezza, responsabilità e ricerca interiore.

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Qual è la parte più autentica dell’essere principessa, quella che pochi comprendono davvero? Sorride appena, come se la risposta fosse scritta da sempre dentro di lei. “Il senso del dovere. Mio padre diceva sempre: ‘Prima il dovere, poi il piacere’. Non era solo una frase, ma una direzione che ha accompagnato tutta la mia vita. Dietro il ruolo c’è una persona: con desideri, sogni, fragilità. La mia famiglia mi ha dato molto, soprattutto l’amore per lo studio. Mio nonno diceva: ‘Tre cose contano: lo studio, lo studio, lo studio’. Aveva ragione. È lì che si forma la libertà interiore.”

Si è mai sentita divisa tra ciò che desiderava e ciò che doveva essere? “Divisa no. Consapevole, sì. Il dovere ha sempre avuto un posto preciso dentro di me. Non è stato un sacrificio, ma una scelta continua. Non sempre facile, ma necessaria.”

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Se potesse togliersi ogni aspettativa di dosso, cosa sceglierebbe per sé? “Tornerei alla moda artistica, una parte viva della mia esistenza. Mi ha portato lontano, fino a Nuova Delhi, tra colori, tessuti, culture. Era ricerca, creazione, bellezza pura. Se la vita fosse stata diversa, avrei seguito più profondamente quella strada.” E la libertà? Dove la trova, in una vita così definita? “La libertà non è assenza di limiti, ma consapevolezza. Finisce dove inizia quella degli altri. Conoscerne i confini è la forma più alta di libertà.” Destino o costruzione personale? “La nascita ci segna: il sangue ha radici profonde e forgia il carattere. Sono nata a Roma, e questo ha avuto un significato forte nella mia formazione. Ma il destino si costruisce giorno dopo giorno. Lo yoga, ad esempio, mi ha aiutata a conoscermi davvero. È una disciplina completa: corpo, mente, spirito. Mi ha dato equilibrio, profondità e consapevolezza.”

Se la felicità fosse un’immagine, quale sarebbe? “Un gesto compiuto fino in fondo. La sera, poter dire: ‘Ho fatto ciò che dovevo’. Essere presenti, creativi, produttivi. È ciò che cerco di trasmettere a mia figlia Stefania e ai miei nipoti Ferdinando e Sibilla. L’impegno quotidiano è la forma più concreta di amore.” Che traccia desidera lasciare nel mondo? “Una traccia silenziosa ma autentica. Il bene si costruisce ogni giorno, con una parola gentile, un sorriso, un gesto di presenza. Essere utili anche solo per un istante significa lasciare un segno”. Qual è la causa che sente più vicina al suo cuore? “La tutela dell’ambiente è il filo rosso della mia vita. Ho lavorato per valorizzare e custodire il territorio, come presidente del FAI Marche e Abruzzo, e oggi come guida dell’associazione Marche Segrete, oltre a occuparmi del Borgo Seghetti Panichi. Ciò che desidero lasciare non è solo un impegno concreto, ma un sentimento: un amore smisurato per la terra e per ciò che ci è stato affidato. Ai miei nipoti e a mia figlia ho trasmesso l’idea che esista un’eredità invisibile, fatta di valori: dignità, onestà, senso del dovere. Sono i pilastri dell’umanità”.

Si ferma un istante, attraversata da un ricordo. “Mio nonno Luigi era un grande conoscitore del latino. Quando tornavo da Roma, pretendeva che lo parlassi. Io ne avevo quasi paura, temevo di sbagliare. Ma oggi capisco: voleva insegnarmi che cultura e valori formano l’uomo e lo rendono forte. L’eroe, in fondo, è chi ha valore. Vale la pena vivere solo se si crede profondamente in questi principi. In questi giorni ho riletto Michel de Montaigne e vi ho ritrovato la stessa idea di umanità basata sulla consapevolezza e sull’interiorità.” Che tipo di eredità vorrebbe lasciare a sua figlia e ai suoi nipoti? “Un’eredità che non si misura nelle cose, ma nella forza interiore. Vorrei che portassero con sé l’orgoglio di fare ciò che è giusto, riconoscere la bellezza, rispettare la terra e vivere con coerenza. Sono soddisfatta della mia vita. Ho fatto il mio dovere. E questo, per me, è tutto.” Poi, con uno sguardo illuminato da una luce nuova: “Il 15 maggio, al Salone del Libro di Torino, presenterò il mio libro Storia di una rinascita, edito da Domenico Capponi. È il mio modo di lasciare una traccia, di raccontare ciò che la vita mi ha insegnato.”

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