Alcast di Bentivoglio in liquidazione: 94 posti di lavoro a rischio, 8 ore di sciopero
Alcuni lavoratori in protesta sventolano le bandiere di Fim-Cisl e Fiom-Cgil
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Bentivoglio (Bologna), 28 marzo 2026 – Otto ore di sciopero per l’intera giornata di lunedì 30 marzo, a partire dalle 14, con presidio davanti al Comune di Bentivoglio in concomitanza con il tavolo di crisi convocato dalla Città metropolitana di Bologna: è la mobilitazione proclamata da Fim-Cisl e Fiom-Cgil dopo la decisione di Alcast Tech Foundry e Machining, azienda legata all’automotive, di avviare la liquidazione della società, con 94 posti di lavoro ora a rischio.
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Cosa ha comunicato l’azienda
La mobilitazione arriva dopo la comunicazione formale del 23 marzo scorso con cui Alcast ha annunciato il recesso dall’affitto della società, una scelta definita dai sindacati di estrema gravità e che apre una nuova fase di forte incertezza per il futuro produttivo dello stabilimento di Bentivoglio, realtà storica della manifattura bolognese.
Alcatest era subentrata alla storica fonderia Atti
I 94 dipendenti coinvolti lavorano dal 2023 alle dipendenze di Alcast Tech, subentrata come affittuaria di Atti, storica fonderia del territorio. L’operazione di affitto aveva consentito, negli ultimi anni, la prosecuzione dell’attività produttiva e la tutela integrale dell’occupazione, evitando nell’immediato un’interruzione del lavoro e salvaguardando le competenze professionali presenti nello stabilimento.
La crisi dell’automotive e il mancato rilancio
Secondo quanto ricostruito dalle rappresentanze sindacali, il percorso industriale non è però riuscito a consolidarsi. Nel tempo si sono infatti susseguiti diversi amministratori delegati senza che si arrivasse a un reale rilancio aziendale. Alla base delle difficoltà, spiegano i sindacati, pesano sia il quadro complesso del settore automotive, segnato da una crisi prolungata, sia l’assenza di una strategia industriale capace di riportare l’azienda su un mercato competitivo e di affrontare il dissesto economico accumulato.
Lunedì il tavolo di salvaguardia
Lunedì 30 marzo è previsto un incontro considerato decisivo: al tavolo di salvaguardia parteciperanno organizzazioni sindacali, rappresentanza sindacale unitaria, azienda e curatore fallimentare di Atti, con il coordinamento della Provincia-Città metropolitana di Bologna. L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza sul percorso che si apre dopo il passo indietro di Alcast e verificare quali margini esistano per evitare una rottura definitiva.
Il ruolo del curatore fallimentare
Al centro del confronto ci sarà soprattutto il ruolo del curatore fallimentare, chiamato — secondo quanto chiedono i sindacati — a mettere al primo posto la tutela dell’occupazione e delle professionalità maturate in uno stabilimento considerato strategico per il tessuto industriale locale.
Le richieste dei sindacati
Le organizzazioni dei lavoratori sottolineano che non può essere accettato il rischio di una perdita occupazionale senza un percorso di protezione sociale e chiedono che tutte le istituzioni coinvolte, insieme ai soggetti responsabili della procedura, utilizzino ogni strumento disponibile per garantire continuità reddituale e protezione ai dipendenti. Tra le richieste avanzate c’è l’attivazione di tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa, con l’obiettivo di evitare che i lavoratori restino privi di reddito in una fase di forte incertezza.
Sindacati e Rsu insistono inoltre sulla necessità che nessuno venga lasciato senza tutele e che ai dipendenti venga riconosciuto un ruolo centrale nella gestione della crisi, al pari degli altri soggetti coinvolti nella procedura. Lo sciopero e il presidio di Bentivoglio rappresentano dunque il primo passaggio pubblico di una vertenza che potrebbe avere ripercussioni rilevanti non solo sui 94 occupati, ma sull’intero comparto industriale dell’area bolognese.
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