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Il mito Caterina Caselli. Ottant’anni di rivoluzione e la libertà del Casco d’oro. Nessuno la può giudicare

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28.02.2026

A destra Caterina Caselli annoda la cravatta a Sandrone, impersonato da Antonio Goldoni, 1966-1970 Fondo Goldoni Angela - Fondazione Ago

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Ottant’anni con Caterina, che li compie ad aprile. Sessant’anni da quella canzone, ’Nessuno mi può giudicare’, che quasi vinse Sanremo e che stravinse nell’immaginario collettivo dei giovani del 1966, pionieri del movimento che avrebbe cambiato per sempre almeno i costumi della nostra società. A Sanremo 2026 ha ricevuto il premio alla carriera. 

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Ottanta anni con Caterina Caselli

Ottanta anni con Caterina Caselli e per Caterina Caselli significano, anche, recuperare un legame con la terra sua e nostra, con Modena e con Sassuolo, passando per Magreta, in particolare. Perché mai ’Casco d’Oro’, come lo chiamavano per via della pettinatura, mai, dicevo, la cantante poi diventata illuminata manager musicale ha reciso il filo con le radici. La storia dei tuoi luoghi ti rimane dentro, te la porti dietro. Anche quando è drammatica nelle origini: l’adolescente Caterina perse il padre in circostanze tragiche.

All’apice della popolarità

Sfogliando le collezioni del Carlino, è facile imbattersi in episodi che restituiscono il sapore di un sentimento condiviso. Eccola lì Caterina, all’apice della popolarità, accanto alle bambine e ai bambini che partecipavano al ’Folletto d’Oro’, la versione in salsa distretto della ceramica del mitico ’Zecchino d’oro’ bolognese. Eccola poi accanto a Padre Sebastiano, il frate che governava a Sassuolo il Ricreatorio San Francesco: tra i due ci fu una amicizia sincera. E ancora, ti spunta fuori l’articolo per quella volta che Caterina, ormai figura iconica dello show business, torna al microfono per incidere insieme al conterraneo Pierangelo Bertoli un brano in dialetto, ’L’Erminia teimp adree’. E non le faresti cose così, se non ti tenesse appunto compagnia la memoria della giovinezza. Come dimostro’ anche la partecipazione di Caterina a una delle edizioni del 29 settembre modenese, la kermesse in onore del beat genialmente ideata dall’allora assessore Alperoli: lei arrivò in Piazza Grande da Milano, si fece accompagnare da gente di famiglia e con un sorriso mi disse: ’E come facevo a mancare?’.

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‘Nessuno mi può giudicare’ vendette oltre 1 milione di copie

Sono trascorsi decenni. Nessuno mi può giudicare vendette più di un milione di copie. Quel 45 giri era nelle case di tutti i ragazzi modenesi. Che grazie (anche) a Caterina scoprirono il piacere della libertà.

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