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Parisi e la sconfitta del ’Sì’: "Voto politico, non nel merito. Ma le elezioni sono altra cosa"

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25.03.2026

Il fondatore dell’Ulivo era tra i sostenitori della riforma della giustizia proposta da Nordio "Il ’No’ partiva già vincente, la condotta dell’esecutivo ha reso impossibile una rimonta".

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Il fronte del ’Sì’ al referendum aveva incassato un sostegno inaspettato a poche ore dal voto: quello di uno dei due ’fondatori’ del moderno centrosinistra. il professore Arturo Parisi, già docente di Sociologia all’Università di Bologna, e soprattutto fondatore dell’Ulivo insieme a Romano Prodi, ha spiegato ancora una volta il suo sostegno alla riforma ed esaminato i motivi per cui, alla fine, a trionfare è stato il ’No’, piuttosto che il ’Sì’.

Professore Parisi, hanno vinto le ragioni del ‘No’. Il Paese ha avuto paura di cambiare?

"Diciamo che le croci sul ’No’ sono state di gran lunga superiori di quelle su ’Sì’. Corredate dalle ragioni con le quali i sostenitori del ’No’ hanno invitato a respingere la proposta di Riforma proposta dal Governo Meloni. Preferisco attenermi all’invito del Vangelo di Matteo. “Sia il vostro dire ‘Sì,sì’ ‘No,no’; il di più viene dal Maligno”. Di parole ne ho sentite troppe. Non tutte a proposito".

Alla fine, considerando la vittoria del ‘No’, è stato un voto politico oppure nel merito?

"Politico. A parte le risposte date in qualche sondaggio sulla misura in cui ci si riconosceva in una o in un’altra delle proposizioni sottoposte all’intervistato. Ma le ha lette le domande del quesito? Ripeto. Politico. Per dirsi in accordo con un ’chi’, o, più spesso, contrari a un altro ’chi’. Raramente sul ’cosa’".

Oltre al merito della ‘questione giustizia’, secondo lei il governo può considerare questo referendum una sorta di ‘votazione midterm’, in vista delle politiche 2027?

"Questo è un po’ troppo. Diciamo che i partiti di Governo hanno ritrovato sul loro ’Sì’ una porzione dei loro simpatizzanti attuali decisamente inferiore a quella che gli altri hanno ritrovato sul ’No’. Rielaborando i dati descritti da Ipsos-Doxa direi che tra Astenuti e ’No’ alla riforma, su 100 potenziali elettori Fratelli d’Italia sembrerebbe averne persi all’ingrosso 25, Forza Italia 38, la Lega 43".

Secondo lei, invece, Bologna lo può considerare il referendum un test per le comunali del prossimo anno?

"Come per le prossime politiche, il Referendum è una cosa, le altre elezioni tutta un’altra. Se il raccolto viene solo alla fine, tutto viene dalla semina. Certo è che nell’attesa del seme, seminare in un campo fertile, come è confermato da questi dati, non è cosa da poco".

L’affluenza alta rispetto alle precedenti votazioni quanto ha inciso?

"Più che una causa, una misura del clima all’origine della forza di questa vittoria del ’No’".

Qual è stato il punto di maggior successo nella campagna per il ’Sì’ e dove hanno sbagliato a livello comunicativo?

"Successo? Diciamo fortuna. Di aver compensato una sconfitta epocale, con un pur modesto flusso di voti di origine opposta che, memori della tradizione garantista della sinistra, sono restati testardamente sul merito. Nonostante la trappola della politicizzazione e autosufficienza impressa fin dall’inizio in Parlamento con il ministro Nordio alla guida di una destra nel suo complesso giustizialista".

Perché ha vinto il ’No’?

"Nonostante le mie preferenze, che il ’No’ partisse vincente non ne ho mai dubitato. A causa della tenaglia tra un giustizialismo diffuso che stringeva dal basso e il sindacato della giustizia che stringeva dall’alto, fin dall’inizio al massimo ho oscillato nel definire una vittoria del sì ’non impossibile’. La condotta del Governo e dintorni l’ha resa impossibile".

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© il Resto del Carlino