Appello di Confcooperative: "L’emergenza casa si aggrava. Il Comune deve accelerare"
Daniele Ravaglia, presidente di Habitat e vicepresidente di Confcooperative
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L’impegno diretto del settore pubblico, un’alleanza con le famiglie proprietarie e l’apporto del privato sociale e cooperazione. Tre obiettivi secondo Daniele Ravaglia, presidente di Habitat e vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia, per centrare l’obiettivo di risolvere la questione abitativa in città. Tre elementi che partono dalla comunità cittadina. "Tanto più nel quadro del piano per l’economia sociale, è fondamentale che si costruiscano le condizioni per liberare le energie di quei soggetti non speculativi che possono fare la differenza nell’immissione sul mercato di nuove abitazioni", prosegue Ravaglia.
A questo fine, è importante, spiega Ravaglia, "dedicarsi agli affitti a canone calmierato, ma altrettanto importante è prevedere la possibilità di acquistare casa sul mercato a prezzi accessibili, temperando gli aumenti di valore al metro quadro che da tempo si muovono più velocemente degli aumenti dei redditi da lavoro". Come Confcooperative, da oltre un anno e mezzo, "siamo in attesa da parte del Comune della realizzazione delle condizioni per operare attraverso gli strumenti della cooperazione di abitazione a proprietà divisa", fa sapere Ravaglia. Realtà come Habitat Bologna, con oltre 580 manifestazioni di interesse da parte di cittadini e famiglie orientate all’acquisto della prima casa, "realtà che permettono di associare in cooperativa direttamente gli aspiranti proprietari (famiglie, coppie, lavoratori), eliminando l’utile di impresa e i costi di agenzia, così da arrivare sul mercato con prezzi del 15-20% inferiori rispetto alla media, facilitando l’accesso al credito e quindi alla proprietà immobiliare e, ove possibile, anche contribuendo a riqualificare edifici e aree di città oggi fatiscenti e abbandonate", continua.
La richiesta di Ravaglia all’amministrazione è di un impegno "a rendere praticabile" questa via, "includendo l’attività delle coop a proprietà divisa nell’Ers e, come per la cooperazione a proprietà indivisa, che riguarda invece la calmierazione dei canoni di locazione, anche prevedendo una quota rilevante di contributo pubblico, anche in relazione a determinati requisiti sociali degli acquirenti (soglie Isee, condizioni familiari, etc)". Questa è la ricetta di Ravaglia: "Ciò ci permetterebbe di abbassare ancora di più il prezzo di uscita del bene immobile rispetto al mercato, favorendo un effetto di trascinamento di cui beneficerebbe l’intero mercato immobiliare cittadino", sottolinea a più riprese. E allora, come muoversi per attivare il privato responsabile sulla partita della rigenerazione urbana e nella riqualificazione profonda di edifici diversamente non recuperabili? "Su questo fronte, noi possiamo dare garanzie di un orientamento non speculativo. Le cooperative di abitazione nascono per fornire casa accessibile ai propri soci, e non margini di guadagno alle imprese. Ci aspettiamo dall’amministrazione passaggi in avanti decisi", chiude Ravaglia.
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