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Mirko Casadei e la Capitale della cultura: “Forlì e Cesena non mollino, va ripresentata la candidatura”

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24.03.2026

Mirko Casadei, leader della Casadei Orchestra sprona Forlì e Cesena a ripresentare la candidatura per la Capitale della Cultura

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Forlì e Cesena, 24 marzo 2026 – Il mancato obiettivo di Forlì e Cesena a Capitale italiana della Cultura, coinvolge inevitabilmente tutto il territorio provinciale e non soltanto le due città capoluogo. Da queste latitudini uno degli uomini più conosciuti nonché rappresentante di una famiglia di primissimo livello, fortemente radicata nella musica tradizionale e nella cultura, è senz’altro Mirko Casadei, il figlio del Re del Liscio, il quale rappresenta questa terra nelle maggiori piazze di tutta Italia e nei più importanti network nazionali televisivi e radiofonici.

Casadei, ci ha creduto nella chance di Forlì e Cesena o se l’aspettava la vittoria di Ancona?

“Io ci ho creduto e l’idea mi piaceva tantissimo, su Ancona posso dire che è una bella città, con realtà culturali interessanti ed un porto importante, ma io ero convinto che Forlì e Cesena l’avrebbero potuta spuntare”.

Quali sono stati a suo avviso i punti di forza delle due città romagnole e quali invece i punti deboli?

“I Musei San Domenico di Forlì e la Biblioteca Malatestiana di Cesena sono realtà culturali di primissimo piano e queste, unite a tante eccellenze delle due città, rappresentano molto le nostre realtà in un profilo nazionale ed internazionale. Forse ha contato il fatto che Ancona sia un capoluogo di Regione e abbia corso da sola”.

Cesena e Forlì sono città vicine e accomunate anche nella Provincia, tuttavia negli ultimi anni politicamente sono distanti, con Cesena governata dal centrosinistra e Forlì dal centrodestra: questo ha suo parere ha influito?

“A mio avviso no, i sindaci di Cesena e Forlì, pur essendo stati eletti da schieramenti diversi, in questo progetto ci hanno creduto e hanno lavorato assieme, dando così entrambi un segnale di intelligenza e di appartenenza. Non era affatto facile e tantomeno scontato portare avanti un progetto assieme, ma sono riusciti ad andare oltre agli steccati e sono stati dei veri romagnoli”.

A suo avviso si deve proseguire in questa ottica della collaborazione fra le due città?

“Certamente, è un segnale di crescita, togliamo le divisioni partitiche e facciamo delle unioni, del resto la gente vuole questo”.

In provincia ci consoliamo con Cesenatico che proprio nei giorni scorsi ha ricevuto un riconoscimento dal Ministero della Cultura per il portocanale considerato un gioiello a cielo aperto.

“Cesenatico è splendida e si merita di avere questi riconoscimenti, che rendono tutti noi orgogliosi della nostra città”.

Suo padre Raoul ha scritto e cantato per una vita Romagna Capitale, che è stata un grandissimo successo e tuttora è suonata nei locali di tutta Italia e cantata allo stadio di Cesena. Possiamo dire che nel Liscio, nel Folk e nella musica tradizionale, nella nostra terra rimane comunque un primato nazionale?

“Si, grazie soprattutto a Secondo Casadei prima e a mio padre Raoul che ne ha raccolto l’eredità, possiamo dire che nella musica tradizionale, o comunque la musica che è espressione di un territorio, la Romagna è veramente capitale. Certo, i tempi sono cambiati, ci sono molte meno balere e discoteche rispetto al passato, tuttavia il legame rimane fortissimo e noi vogliamo con tutto il cuore che la Romagna continui ad essere capitale. Ma io non mi arrenderei per il ruolo di Capitale italiana della Cultura, perché Forlì e Cesena hanno tutte le carte in regola per riprovarci”.

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© il Resto del Carlino