Louis Dassilva sotto torchio per 10 ore: “Temevo che Manuela che mi incastrasse con il Dna”
Louis Dassilva scortato agli agenti di polizia penitenziaria in Corte d’Assise (fotoservizio Migliorini)
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Rimini, 30 marzo 2026 – C’è stato un prima e ci sarà un dopo nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli rispetto alla deposizione fiume dell’unico imputato Louis Dassilva. Dassilva il militare, il vicino di casa, l’ex amante. Per la procura, anche l’assassino. Sono uno e mille i volti scandagliati in Corte d’Assise dalle baionettate della procura all’imputato, in una raffica incalzante da centinaia e centinaia di domande a cui il pm Daniele Paci è ricorso per dare forma alla testimonianza chiave del procedimento. Una deposizione fiume di dieci ore e scandita dalla sequela di “non ricordo” e le contestazioni a numerose nuove ricostruzioni rispetto a quanto già reso da Dassilva durante le indagini, a partire dalla notte dell’omicidio.
La sera del 3 ottobre: l’alibi e l’intercettazione
È stata proprio la sera del 3 ottobre 2023 uno dei gangli giudiziari della deposizione di Louis, chiamato dal pm Paci a ricostruire passo per passo quanto fatto nelle ore subito prima e subito dopo l’assassinio di Pierina Paganelli, uccisa nel seminterrato di via del Ciclamino. “Io quella sera non sono mai uscito di casa e Valeria mi avrebbe visto se lo avessi fatto”, ha scandito Louis in aula prima della contestazione del pm, che ha riproposto in tal caso una prima testimonianza in cui Louis aveva detto: “Non sono uscito di casa, ma mia moglie non mi avrebbe potuto vedere, perché era andata in camera”. A lungo l’imputato è stato chiamato a deporre anche sull’intercettazione del 1 novembre in auto, tra lui e la moglie, quando Bartolucci sottovoce sussurra al marito: “Se mi richiamano (...) io se ero sveglia a quell’ora questa cosa non la so, cazzo gli dico non lo so”. A tal proposito Dassilva ha prima detto di non ricordarsi tale conversazione, poi ha spiegato che la moglie “probabilmente si riferiva all’orario in cui Pierina è morta, ma ne parlavamo semplicemente perché volevamo ricostruire cosa avessimo fatto quella sera tra di noi”.
Il ritrovamento del cadavere e l’ascensore
Il salto temporale è stato dalla sera alla mattina del ritrovamento del cadavere, quando Dassilva ha dunque ribadito all’accusa che: “Quella mattina sono sceso di sotto solamente dopo che è stata Manuela a salire a chiamarmi. Inizialmente sono sceso scalzo e usando l’ascensore”. La contestazione a proposito è stata sempre all’iniziale testimonianza in sede di indagini, quando Dassilva aveva riferito di essere andato a piedi nel seminterrato. “Se l’ho detto mi sono sbagliato, nell’immediatezza ero confuso, ma avevo male al ginocchio quel giorno per via dell’incidente, non avrei potuto prendere le scale”. “Quando abbiamo capito che fosse Pierina di sotto eravamo io, Manuela, il vicino moldavo e un’altra vicina testimone di Geova”, alla presenza della quale Dassilva ha poi ribadito di avere “toccato il cadavere di Pierina per vedere se ci fossero segni vitali: sul collo e sul polso”.
La relazione con Manuela: vero amore o una scappatella?
Ma il ring giudiziario per la prima parte della deposizione dell’imputato si è incendiato di più una volta arrivati al rapporto clandestino tra l’imputato e Manuela Bianchi. Non solo Dassilva è stato chiamato a stilare una ‘mappa’ dei luoghi della passione, in cui lui e Bianchi si incontravano per fare sesso. In particolare, è su una intercettazione ambientale del 29 aprile 2024, in quello indicato come l’ultimo rapporto sessuale tra Dassilva e l’ex amante (dopo 17 mesi di relazione clandestina protrattasi pure oltre l’omicidio del 3 ottobre ’23), che la tensione della deposizione è salita di grado. “Louis, ma tu lo sai quanto ti amo io?”, è la domanda rivolta da Bianchi in auto a Dassilva dopo il rapporto. “Grande io. E anche tu. È vera questa cosa”, una risposta, quella di Louis a Manuela, su cui la presidente della Corte ha tenuto il punto cercando di ricevere un’interpretazione alle parole captate e sentite subito dopo che Dassilva aveva ‘sconfessato’ l’importanza di quel rapporto clandestino in aula. “Ti amo. Io non smetterò mai di pensarti. Scappa da tutto”, è stata invece la conclusione di quella conversazione, su cui la Corte ha dato atto “che l’imputato non risponde”, non ricevendo da Dassilva niente più di un “non ricordo”.
I timori dell’imputato e gli incontri per “tenere buona” Manuela
Sul perché allora Dassilva continuasse a intrattenere ancora rapporti sessuali con la Bianchi dopo il delitto, dal momento che il rapporto era “divertimento”, Louis in un secondo filone di domande ha argomentato: “Avevo paura che (Manuela, ndr) mi volesse incastrare con il Dna (che secondo l’imputato la donna avrebbe ottenuto portando via i vestiti di Dassilva dopo l’incidente in moto, ndr). Quindi la incontravo ancora per tenerla buona”. “Continuava ad incontrarla sessualmente? – ha incalzato il pm –, ma se voleva incastrarti con il Dna l’avrebbe potuto già fare prima. Ad aprile 2024 quando incontri Manuela cosa potevi temere visto che la relazione era già di dominio pubblico? Forse avevi paura che Manuela dicesse di averti incontrato la mattina del 4 ottobre in garage?”. “No, non era quello”, ha risposto Dassilva, prima dell’interruzione e rinvio per la seconda parte della deposizione al prossimo 13 aprile.
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