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C’era una volta la felicità: gli ex amministratori del marchio Happiness a giudizio per bancarotta

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04.04.2026

Yuri Scarpellini è stato il fondatore del marchio di moda Happiness

Articolo: Happiness, ex amministratori sotto inchiesta per bancarotta

Articolo: Yuri Scarpellini torna in pista: "Apriamo a Marina centro un’oasi di moda e sport"

Rimini, 4 aprile 2026 – Ci sono quasi dieci milioni ‘bruciati’ nel crac che nel febbraio 2020 spezzò in due i sogni di Happiness. Il noto marchio di moda streetwear, che negli anni ’10 del duemila fece impazzire il mondo dello showbiz diventando per una decade vero e proprio must-have degli armadi delle celebrities, si dissolse all’alba della pandemia per effetto della sentenza di fallimento della ’Piccoli e Grandi Srl’: la società amministratrice del brand.

L’indagine della Finanza e l’iter giudiziario

Un fallimento che non mancò, di lì a poco, di innescare una articolata indagine della Guardia di Finanza che portò a finire nel registro degli indagati per l’accusa, tra le altre, di bancarotta fraudolenta i due ex coniugi e allora amministratori Yuri  Scarpellini  e Manuela Mussoni. Un’inchiesta, quella coordinata dal pm Luca Bertuzzi, che portò a scavare in una catabasi finanziaria che, secondo le accuse mosse ai due ex amministratori, sarebbe cominciata nel 2016, portando poi gli indagati a indurre il dissesto finanziario attraverso presunte operazioni messe in atto e tali da dissipare il patrimonio societario per quasi dieci milioni.

Yuri Scarpellini torna in pista: "Apriamo a Marina centro un’oasi di moda e sport"

Una vicenda affiorata dalla segretezza delle indagini alla chiusura dell’inchiesta e ora finita davanti al gup Alessandro Capodimonte, che nei giorni scorsi ha disposto il giudizio per Scarpellini e Mussoni. I due, difesi rispettivamente dagli avvocati Umberto De Gregorio e Giovanna Ollà, hanno scelto di procedere con rito abbreviato ed entrambe le posizioni verranno discusse in camera di consiglio il prossimo 23 settembre. È questo l’ultimo passo di un procedimento partito appunto dopo il fallimento del 2020, ma che ha percorso a ritroso operazioni finanziarie tra il 2016 e il 2018, quando, stando alle accuse della procura, i due imputati avrebbero consapevolmente mascherato la situazione economica in cui versava la ’Piccoli e Grandi’, contribuendo così a provocare lo stato di dissesto dell’impresa.

In particolare, al creativo Yuri Scarpellini e alla ex moglie viene contestato che a fronte di perdite complessive anche di 12 milioni nel 2018, sarebbero arrivati a ridimensionare il passivo di una decina di milioni, indicando patrimoni netti ritoccati al rialzo. La presunta esposizione fittizia di utili anziché di perdite, nonché di un patrimonio attivo anziché flagellato, avrebbe infatti consentito alla società in dissesto di ottenere comunque finanziamenti, aumentando così i debiti per oltre tre milioni verso finanziatori e creditori. Non solo.

I due imputati avrebbero anche compiuto pagamenti a sé stessi – attraverso bonifici ad altre società loro riconducibili – per un totale di un milione e mezzo, per poi dissipare un altro paio di milioni circa attraverso ulteriori prelievi e spostamenti di denaro con le causali più disparate. Oltre al fatto di avere – sempre secondo le accuse – rimandato la richiesta di fallimento della società, aggravando ulteriormente con tale condotta l’agonia della Srl che controllava il marchio Happiness. Sarà ora il gup del Tribunale di Rimini, tramite rito abbreviato, a stabilire la responsabilità o meno degli imputati per cui è stato infine disposto il giudizio a seguito dell’udienza celebratasi lo scorso 25 marzo. Nel procedimento si è costituita parte civile la curatela fallimentare del dottor Ugo Morganti.

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© il Resto del Carlino