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“Quel banco non resterà vuoto”, fiori e pensieri: così i compagni di classe ricorderanno il piccolo Louis

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08.04.2026

La scuola De Andrè dove Louis Pisha frequentava la classe II A; a destra il luogo della tragedia

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Bologna, 8 aprile 2026 – “Quel banco non resterà vuoto oggi”. La voce è provata, tuttavia Marianna Dimauro continua a tenere insieme tutto. Questo, per lei che è la preside dalla media frequentata da Louis Pisha, non è ancora il momento delle lacrime. “Dobbiamo supportare i nostri ragazzi in ogni modo”. Anche perché oggi la media De Andrè riapre dopo le vacanze pasquali e il banco del dodicenne morto, dopo quel volo atroce di otto piani nella tromba delle scale di un palazzone di via Piave, è lì in IIA.

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Il ritorno in classe senza Louis

I docenti, oggi, “si predisporranno all’ascolto accogliente e attivo dei ragazzi per capire come è stato vissuto da loro quel tragico evento – spiega la preside –. Da lì decideremo quale modalità adottare per aiutarli. Dobbiamo far capire loro che non sono soli”. Una scuola, anzi due sotto choc. La media De Andrè e l’elementare Monterumici dove Louis è arrivato in seconda. L’elaborazione del lutto comincia da quel banco sopra il quale ognuno porterà ciò che vuole perché “non deve rimanere vuoto”, avverte Dimauro che pensa anche ad un supporto per i genitori. Alcuni docenti hanno già sentito i compagni, ma il vero banco di prova sarà questa mattina.

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Lo psicologo: “Va organizzato un ascolto dell’esperienza del trauma”

Una ‘cassetta degli attrezzi’ fondamentale sul come comportarsi l’ha fornita ieri, alla preside e agli insegnanti, Francesco Campione, psicologo della situazione di crisi e tanatologo di chiara fama. “Tutto dipende da quale reazione avranno i ragazzi, da lì si comincia”, avverte lo psicologo che in via preventiva era stato contattato dall’assessore alla Scuola, Daniele Ara, che si è messo a disposizione dell’istituto comprensivo 18 di cui le due scuole fanno parte. Certo alcuni passaggi sono dirimenti. Intanto “va organizzato un ascolto dell’esperienza del trauma”.

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"Bisogna riuscire ad ascoltare ogni tipo di reazione”

Il trauma, spiega il tanatologo, “è un evento negativo e violento che può colpire tutti sia in modo uguale sia in modo particolare”. La comunità, il singolo. Tre le reazioni possibili: accettazione-rifiuto, interpretazione del fatto e non sapere come reagire (il classico stato di choc). La reazione dei ragazzi, il modo in cui “racconteranno, descriveranno” il loro stato d’animo, sarà il punto di partenza. E’ evidente che, dal canto suo, l’adulto, il prof, dovrebbe avere un atteggiamento ‘non coinvolto’ nell’evento. Una vera sfida. “Bisogna riuscire ad ascoltare ogni tipo di reazione, mettendosi in una condizione” in cui non si risponde a uno stimolo. Da questa prima fase, si passa alla gestione del trauma da “cui si può uscire, crescendo. A patto che ci sia un aiuto perché nessuno si senta solo”.

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© il Resto del Carlino