Guerra e rincari, allarme della Cia
Giovannini, presidente Cia Imola
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La guerra torna a farsi sentire anche nei campi. Non solo sui mercati internazionali, ma direttamente nei bilanci delle aziende agricole del territorio, dove l’impennata dei costi rischia di mettere in discussione la tenuta di un intero comparto. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani Imola, che segnala come il conflitto in Medio Oriente abbia innescato un aumento significativo dei prezzi di gasolio, fertilizzanti e mezzi tecnici, proprio nel momento più delicato dell’annata. Un mix che pesa sulle scelte delle imprese, impegnate in queste settimane tra semine, concimazioni, trapianti e gestione di frutteti e vigneti.
"L’aumento esponenziale dei costi arriva mentre le aziende lavorano a pieno ritmo – spiega il presidente Jacopo Giovannini – e si inserisce in un quadro già critico, segnato da prezzi di vendita all’origine troppo bassi". È il fenomeno definito ‘cost-price squeeze’: margini che si assottigliano fino quasi a scomparire. Emblematico il caso dell’urea, concime passato in breve tempo da 580 a circa 700 euro a tonnellata, con difficoltà anche nel reperimento.
Non va meglio sul fronte carburanti. Da qui la richiesta di interventi strutturali. A livello europeo, Cia sollecita un pacchetto straordinario per contenere i rincari energetici e sostenere i settori più esposti. Sul piano nazionale, invece, propone l’introduzione di un’Authority di controllo lungo la filiera per contrastare eventuali speculazioni.
Ma l’effetto domino non si ferma alle aziende. A pagare il conto più alto sono anche i cittadini, in particolare le fasce più fragili. "Non possiamo far finta di nulla: l’aumento dei carburanti, dell’energia e dei beni di prima necessità sta colpendo duramente i pensionati agricoli – sottolinea Bruno Bertuzzi, presidente di Anp-Cia Imola –. Parliamo di persone che oggi devono scegliere se riempire il carrello della spesa o acquistare i medicinali. Servono misure immediate e strutturali".
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