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Giustizia riparativa, i dati. In 280 si sono impegnati a favore dei servizi sanitari

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16.02.2026

Sono state circa 280 le persone accolte — dal 2021 al 2025 — dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dall’Azienda Usl di Modena per lo svolgimento di percorsi di lavoro di pubblica utilità e di ’messa alla prova’.

Un dato che racconta come "le due aziende sanitarie rappresentino una delle possibilità concrete, sul territorio modenese, per chi è chiamato a trasformare un obbligo previsto dalla legge in un’esperienza di responsabilità e restituzione alla collettività". Da tempo Aou e Ausl collaborano con il Tribunale di Modena per l’attivazione di percorsi di inserimento rivolti a persone coinvolte in procedimenti penali. Accanto alla storica convenzione per i lavori di pubblica utilità, a fine 2024 anche Aou ha sottoscritto un secondo protocollo dedicato alla cosiddetta ’messa alla prova’, istituto che consente la sospensione del procedimento penale a fronte di un impegno concreto a favore del bene comune tramite percorsi di cittadinanza attiva.

Dal 2021 al 2025, le oltre 40 persone inserite in Aou hanno donato alla comunità un monte ore complessivo che si avvicina alle 4.500, con un incremento significativo nel solo 2025, che ha già raggiunto circa 2.500 ore di attività. Le attività svolte si sono distribuite in diversi ambiti dell’organizzazione aziendale: dalla gestione della biblioteca interna al trasporto di materiali, dall’accoglienza di persone con disabilità o fragilità al supporto ai servizi amministrativi.

Per quanto riguarda l’Azienda Usl, i dati relativi ai percorsi di lavoro di pubblica utilità e di ’messa alla prova’ riferiti al quinquennio 2021-2025 parlano di 238 soggetti per un monte ore complessivo di 54.767. "In questi percorsi non vediamo solo ’esecutori di una pena’, ma persone che riscoprono il proprio valore", evidenzia la dottoressa Cinzia Zanoli, responsabile ’Sostenibilità, Inclusione e Accessibilità’ delle aziende sanitarie modenesi. In sinergia con le colleghe dottoresse Valentina Leone, Daniela Malvasi e Rossana Olivieri, hanno strutturato un sistema di accoglienza e crescita personale.

"Queste esperienze dimostrano che la giustizia riparativa, se inserita in un contesto di cura, può generare un valore sociale immenso — prosegue la dottoressa Cinzia Zanoli — trasformare un debito con lo Stato in un dono per chi soffre è una delle forme più autentiche di riabilitazione".

"Le esperienze raccolte — evidenziano i direttori generali dell’Aou di Modena, Luca Baldino, e dell’Ausl Mattia Altini — testimoniano come, in numerosi casi, al termine del periodo previsto, molte persone abbiano scelto di proseguire il proprio impegno come volontari".


© il Resto del Carlino