Incendio alla ChemCo, Paolo Maioli promette: “Non molliamo, ripartiremo subito e più forti”
Reggio Emilia, 22 febbraio 2026 – “Noi non molliamo. Anzi, da questa disgrazia ne usciremo più forti e ripartiremo in meglio. Faremo come l’Araba Fenice che risorge dalla ceneri».
L’imprenditore Paolo Maioli, 57 anni, titolare unico dell’azienda ChemCo nata nel 1974 e fondata da suo padre, non si abbatte e rilancia. Quando è scoppiato l’incendio venerdì pomeriggio si trovava fuori regione. In serata si è precipitato sul posto e davanti a sé ha visto uno scenario quasi apocalittico: la sua ditta chimica letteralmente in fumo. Dopo una notte di sconforto, non si perde d’animo e ora è più determinato che mai a ripartire con l’attività.
Maioli, avete capito cosa possa essere successo?
«No purtroppo. Una volta che i pompieri spegneranno tutti i focolai si adopereranno per indagare e capire le cause. Quello che so è che noi eravamo perfettamente a norma e l’impianto anti-incendio ha funzionato, ma il rogo è stato troppo vasto per poterlo fermare».
«Sì, assolutamente. Il capannone purtroppo è da demolire, non si è salvato quasi nulla. E questo basta a far capire l’ingente entità dei danni subiti. Faremo tutto il necessario per ripristinarlo e farne uno nuovo. Anzi, da questa disgrazia ne usciremo più forti e migliori. Faremo come l’Araba Fenice che risorge dalle ceneri visto che di questo si tratta e non è nemmeno troppo una metafora ahimè».
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Quindi lo ricostruirete sempre qui?
«Guardi, ho già ricevuto due telefonate di proprietari che mi offrivano un capannone. Io ascolto tutti, ma la mia volontà è quella di restare a Vezzano. Da qui non voglio andare via. È il mio paese, abbiamo un forte senso di appartenenza territoriale ed è anche una questione di orgoglio. E poi facciamo tanto per questa comunità che è piccola, ma forte e unita. Da anni sponsorizziamo la squadra di basket e abbiamo anche finanziato di tasca nostra un professore di ruolo di scienze motorie per le classi dalla prima alla terza elementare delle scuole della zona – Puianello, Quattro Castella e Montecavolo – per permettere ai ragazzi di fare ginnastica. Siamo legatissimi a Vezzano e al suo tessuto sociale».
Sul lato occupazione c’è da preoccuparsi?
«Assolutamente no. Anzi, io sono sempre alla ricerca di personale. Siamo solidi, abbiamo una rete di aziende che si fidano totalmente di noi (Maserati, Ferrari, Ferrovie dello Stato, Smeg e MaxMara tra le più rilevanti, ndr) e ho degli artigiani che hanno quella gran voglia di lavorare e di fare tipica del territorio reggiano. I miei dipendenti e i miei collaboratori ci sono sempre stati e nelle difficoltà ancora di più. Loro sono la ChemCo 1974. Non chiudo, questo è certo».
Quanti dipendenti avete?
«Sette impiegati nello stabilimento che è andato a fuoco. Poi ho una cinquantina di artigiani che lavorano per me fuori. Il sito di Vezzano funge solo da magazzino di stoccaggio e uffici, non viene prodotto nulla all’interno».
Come pensa di ripartire ora?
«Ho un altro stabilimento a Reggio (in via Tazio Nuvolari, a Baragalla, ndr) e nel giro di una settimana sarò in grado di ripartire a pieno regime con l’attività. Per farlo ho bisogno però di recuperare i computer a Vezzano al più presto, dove dentro abbiamo tutto. Ora stiamo lavorando coi telefonini, ma ovviamente non è la stessa cosa. Chiedo quindi ai pompieri se ci fosse questa possibilità, ovviamente accompagnato da loro all’interno, in totale sicurezza. E permettetimi di dire due cose».
«Anche se non ci sentiamo responsabili, ci mettiamo la faccia e dico che mi dispiace aver dato fastidio al paese e alla cittadinanza. E poi voglio elogiare tutti i professionisti che sono intervenuti, dai vigili del fuoco che sono stati anche rigidi laddove servisse, così come i carabinieri, Arpae e il sindaco. Avremo modo di rifarci, è una promessa».
