Pugni al portone e urla: "Finisce male", arrestato
L’ingresso del tribunale di Macerata
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Prende a pugni il portone di casa di una giovane vicina, urlando oscenità e ansimando. Quando arrivano gli agenti della polizia che provano ad identificarlo si scaglia contro di loro, spingendone uno verso la tromba delle scale e provando a prendere il taser dalla fondina dell’altro. Arrestato un 46enne, nato a Jesi e residente a Macerata, Marco Maggi, che lavora allo Sferisterio. È finito nei guai, l’altra sera, per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Era circa mezzanotte quando gli agenti di polizia sono intervenuti in un condominio di via Ghino Valenti. A chiamare una giovane, una 23enne, che vive lì, spaventata perché l’uomo urlava e prendeva a pugni il portone di casa sua, bussando insistentemente e chiedendole di aprire. Quando gli agenti sono arrivati sul posto, proprio davanti all’appartamento, e gli hanno chiesto i documenti, l’uomo ha iniziato ad urlare frasi ingiuriose e minacciose, come "questa sera finisce male, che volete da me. Ora vi faccio vedere io". Fin da subito ha manifestato un atteggiamento particolarmente ostile, nonostante tentativi da parte degli agenti di riportarlo alla calma. Poi ha iniziato a strattonare e spingere un agente verso la tromba delle scale. Ha spintonato anche l’altro agente, tentando di afferrare ed estrarre dalla fondina il taser in dotazione, colpendo entrambi i poliziotti con dei calci. Alla fine, non senza difficoltà, anche perché l’uomo aveva cercato di darsi alla fuga, lo hanno fermato e accompagnato negli uffici della questura. Sul posto, in ausilio, è intervenuta anche una pattuglia dei carabinieri. Tutti e due gli agenti, in seguito all’aggressione avvenuta nel condominio, hanno riportato contusioni ed escoriazioni multiple: per entrambi cinque giorni di prognosi. Il 46enne, alla fine, è stato arrestato e ieri pomeriggio in tribunale a Macerata, davanti al giudice Domenico Potetti e al pubblico ministero Francesca D’Arienzo, si è svolta la direttissima. L’uomo, difeso dall’avvocato Irene De Simio, ha chiesto scusa per quanto accaduto e ha patteggiato un anno e tre mesi. È tornato in libertà.
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