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Prof dell’università condannato a restituire anni di stipendio

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30.03.2026

L’ateneo deve riavere parte di quanto pagato per gli anni in cui il docente è stato a Bruxelles Il Tar condanna prof Unimc: stipendio da restituire

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Macerata, 30 marzo 2026 – L’Università deve riavere indietro parte dello stipendio pagato a un professore, per gli anni che lui ha trascorso come consulente per l’Italia a Bruxelles. Il docente ha fatto ricorso contro questa richiesta, ma il Tar gli ha dato torto. La vicenda riguarda il professor Roberto Baratta, docente di diritto internazionale per Unimc. Dal maggio 2006 fino al maggio 2014 è stato collocato fuori ruolo, poiché chiamato dal ministero degli esteri come consulente della Rappresentanza permanente d’Italia all’Unione europea. Dal 2006 e fino al 2012, però, l’Università gli aveva versato non solo lo stipendio base, ma anche il cosiddetto assegno aggiuntivo previsto per i professori ordinari in regime di impegno universitario a tempo pieno. Nel 2012, Unimc aveva smesso di pagare l’extra e, dopo una prima comunicazione nel 2015, a maggio del 2020 aveva scritto a Baratta chiedendo indietro l’assegno ricevuto dal primo gennaio 2009 al 30 aprile 2012, e cioè 42mila euro.

La somma secondo l’ateneo non gli era dovuta, visto che il professore in quel periodo non si era dedicato solo alla didattica nelle aule maceratesi ma era stato in servizio a Bruxelles. A questa richiesta il professore si è opposto, contestando aspetti formali e sostanziali, tra cui in particolare l’affidamento dato dal fatto che era stata la stessa Università a pagare stipendio e assegno aggiuntivo. Non solo, Baratta ha anche chiesto di ricevere l’extra che non gli era stato versato, dal 2012 al 2014.

Il caso è finito così all’esame dei giudici del Tar di Ancona, che hanno dato torto al professore. Accogliendo la linea di Unimc, il tribunale ha equiparato il trattamento dei consulenti a quello del personale del ministero degli affari esteri, per i quali eventuali indennità extra sono sospese durante i periodi di servizio all’estero. . Dato che l’assegno era legato all’attività didattica, Baratta non aveva diritto di riceverlo, dunque per i giudici i 42mila euro vanno restituiti a Unimc.

Come previsto in questi casi, quando il debitore ha avuto un legittimo affidamento sulla correttezza delle somme ricevute, il Tar ricorda che è possibile restituire il dovuto a rate, opzione che l’ateneo aveva già proposto a Baratta. E infine concludono che non c’è alcun diritto all’assegno extra per gli anni dal 2012 al 2014, dando dunque torto su tutta la linea al docente, condannato anche a pagare le spese del giudizio. Ora Baratta, assistito dall’avvocato Marco Gasparri, potrà presentare il ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione di Ancona. Nel procedimento, Unimc è stata difesa dall’avvocato Giorgio Pasqualetti.

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© il Resto del Carlino