Schlein suona la carica: "Giustizia, il nostro ‘No’. E Bologna è sotto attacco"
Rush finale, la segretaria dem in piazza San Francesco con 2.000 sostenitori. Sul trasloco di ItaliaMeteo: "Inaccettabile, un licenziamento mascherato".
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Dalla guerra in Medio Oriente ai lavoratori di Italia Meteo, tanti i problemi toccati da Elly Schlein che da piazza San Francesco lancia l’appello per il No al referendum sulla giustizia a una settimana esatta dalla chiamata alle urne. E fa il pieno di applausi. "Bologna è sotto attacco delle destre", dice. Accanto a lei, sul palco, il sindaco Matteo Lepore, a cui la segretaria dem esprime tutta la sua solidarietà dopo che la sottosegretaria Lucia Borgonzoni lo ha definito "un male da estirpare": "Matteo, non sei da solo – assicura Schlein –. Ho sentito le tante polemiche che vi buttano addosso, quella su Città 30, le strumentalizzazioni costanti sulla sicurezza quando invece la sicurezza è responsabilità del ministero degli Interni, mentre loro tagliano i fondi e sulla prevenzione non mettono un euro".
In piazza circa 2.000 sostenitori, che le regalano libri e anche una mimosa, e Schlein si ferma a parlare con tutti, tra selfie e abbracci. Incontra anche una delegazione di lavoratori di Italia Meteo, l’agenzia trasferita a Roma dal governo: "È inaccettabile. Non si trasferiscono di 350 chilometri dei lavoratori con una settimana di preavviso, questo è un licenziamento mascherato", incalza la segretaria dem accennando anche alla situazione dei riders, in protesta per le condizioni di lavoro.
Quanto al referendum, la verità "l’ha detta la capa di gabinetto di Nordio (Giusi Bartolozzi), ’votate sì così ci togliamo di mezzo la magistratura’ – incalza Schlein –. Nordio ha detto che si sarebbe scusata, le scuse non sono arrivate, lei è ancora al suo posto" e nel frattempo "ha messo una toppa che è peggio del buco, spiegando che non intendeva tutta la magistratura, ma solo una parte. Appunto. Quindi, al governo c’è chi pensa di decidere chi può fare il giudice e chi no". Quanto a Nordio, "si rivolge a me dicendo che la riforma servirà anche a noi se dovessimo vincere. Noi vinceremo questo referendum, poi vinceremo anche le elezioni politiche e quando saremo al governo vogliamo essere controllati, perché in democrazia è così che funziona". Il discorso si allarga e si passa dal conflitto in Iran – "gli italiani non vogliono pagare le guerre illegali di Trump e Netanyahu – all’Ice e alle violenze negli Usa fino all’accordo anti-stupro saltato "perché il governo ha fatto un passo indietro". Sul palco anche il presidente Pd, Stefano Bonaccini - "Con questo referendum Giorgia Meloni voleva un plebiscito perché il loro obiettivo è promuovere il premierato" - e il governatore Michele de Pascale: "Non era mai successo che un testo entrasse in Parlamento e uscisse identico – sottolinea – siamo qui per dire no all’arroganza di questo governo" che lancia "una riforma che non risolve nessuno dei veri problemi della giustizia".
"Ma quale separazione delle carriere, qui è in gioco la Costituzione – le parole di Lepore –. Le persone si sono rivolte ai tribunali, mentre qualcun altro si muoveva per attuare i depistaggi. Se non avessimo avuto tante persone che hanno messo a rischio la propria vita e la propria carriera, non si sarebbe arrivati alla verità", dice, citando tra le altre cose le stragi del 2 Agosto e di Ustica. Così anche Enrico Di Stasi, segretario Pd Bologna: "Senza giudici liberi e autonomi diventà più difficile arrivare alla verità su fatti gravi e su vicende che riguardano lo Stato, ne qui ne sappiamo qualcosa".
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