Cormorani, nuove specie sono tra noi
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L’ambiente bolognese ed emiliano romagnolo deve fare i conti con una nuova specie invasiva: i cormorani. Questo uccello si è adattato da anni alle nostre pianure ed è diventato stanziale. Il problema è che provoca danni ingenti alle coltivazioni di pesce, ma anche ai siti di pesca professionale e sportiva. La Regione ha stanziato indennizzi anche nel 2026. L’ambiente e il clima sono cambiati e nuove specie si affacciano.
Bellissimi da ammirare quando a grandi stormi volano o planano nel verde delle campagne insieme ad altri predatori simili come l’ ibis sacro. Però i cormorani sono un flagello. Ogni singolo volatile consuma mediamente dai 350 ai 550 grammi di pesce al giorno e naturalmente lo va a cercare nei posti più facili. La concentrazione di queste colonie nei fiumi bolognesi ed emiliano romagnoli comporta la decimazione della popolazione ittica che sparisce rapidamente in grandi quantità. I cormorani non si nutrono solo di specie comuni (Ciprinidi come carpe e barbi), ma colpiscono pesantemente specie già in sofferenza, tra cui lucci, trote mormorate, persici, anguille e temoli. Spazzano via ogni esemplare che trovano negli allevamenti, nei fiumi e lei laghetti per la pesca sportiva. La Regione per ora ha autorizzato piani di controllo con abbattimento solo nei pressi di aziende di allevamento del pesce riconoscendo il danno economico. Nulla di strano, si fa anche per i colombi selvatici che assediano le aziende zootecniche dove fanno fuori quintali di mangime destinati al bestiame. In alcune zone di vallicoltura a causa dei cormorani si registra un calo della produzione del 40%. La Federazione Italiana pesca sportiva registra a sua volta uno “spopolamento” dei corsi d’acqua.
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