Tiktoker nei guai: dalle recensioni delle messe alla denuncia per vilipendio
Alcuni frame dei video nel mirino, girati a Santa Maria Maggiore e Santa Maria in Porto
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Ravenna, 21 marzo 2026 – Baffo beffardo, sorriso sardonico e capelli elettrici. E poi un eloquio demodè e uno stile retrò. Taylor Ragazzini a 31 anni ci sa fare con i video. Lo capisci subito dando un’occhiata alle sue creature: brevi come nel rutilante ed estemporaneo mondo di TikTok; ma efficaci, in fondo non banali, comunque la si pensi. Le idee non gli mancano, la cultura neppure, l’ardimento neanche. Forse a mancargli è la lista dei proverbi più gettonati nel Belpaese. Nella hit, ai primi posti avrebbe trovato questo: “Scherza con i fanti ma lascia stare i santi”. Vale a dire che la saggezza popolare concede lo scherzo su temi profani (i fanti sono i soldati o la gente comune) ma non su quelli religiosi, sacri.
Indagato per offese a una confessione religiosa mediante vilipendio
E così ora il nostro, in una vicenda davvero singolare, si trova indagato per offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose. Codice penale, articoli 403 e 404. Non pensate a un incallito bestemmiatore da bar sport, nient’affatto. “Taylorismo”, come si è auto-battezzato sul suo profilo TikTok, nei guai con la giustizia c’è finito per recensioni di messe. Diciamo subito che si tratta di recensioni non canoniche (perdonateci il gioco di parole) nelle quali Taylorismo riprende e commenta. Ottimi i tagli; assai ben curate le inquadrature. I soliloqui, ironici e dissacratori, sono la parte che lo ha fin qui invischiato con le toghe. Il fascicolo è stato assegnato al pm Raffaele Belvederi. E la fase è puramente preliminare. Così tanto preliminare che non si sa ancora come il caso sia giunto in procura: se un parroco o un fedele abbia segnalato il 31enne alla giustizia secolare preferendola, ma solo al momento, a quella divina. Poi il reato fa da sé perché procede d’ufficio anche se le pene sono modeste.
La linea della difesa
Data la sua natura, l’applicazione è però tutt’altro che frequente visto che fa scintille con il principio costituzionale che garantisce la libera manifestazione del pensiero. E immaginiamo che la linea della difesa (avvocato Giovanna La Mela) possa andare proprio in questa direzione. I video pubblicati tra dicembre e gennaio sono sei. “Ma sono il tuo recensitore di messe, valuteremo la location”, esordisce lui prima di offrire un interno della chiesa in cui, senza mai disturbare la funzione, “valutiamo le panche: scricchiolamento leggero e soffice”. Poi si arriva “all’outofit del prete”. Altra chiesa dove “è l’ora della santa messa, rito bizantino in lingua ucraina, se non prendo le botte oggi, freestyle del parroco: va avanti per 30 minuti”. Altra recensione “con termini calcistici”, promette. Altra ancora con “termini di Harry Potter”. Per questo c’è la “finale di coppa dei mondiali di Quidditch”, esclama quando il parroco solleva il turibolo. Per un fedele, immaginiamo che la parte più fastidiosa sia quella dedicata al rito delle ostie. Poi arriva la denuncia che mette fine alla recensioni eucaristiche ma non ai video: “È la serie dove ti racconto il mio processo, tutto di fantasia”, anticipa Taylorismo sciorinando le cose da fare.
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