I 3 medici sospesi per certificati anti-rimpatrio: "Comportamenti di rilievo penale particolarmente gravi"
Così li ha definiti il gip Lipovscek. Sulle esigenze cautelari ha contribuito il fatto che pur di far prevalere il loro pensiero hanno disatteso pareri di colleghi in materie dove erano più preparati.
Articolo: Certificati anti-rimpatrio, la decisione del giudice: 3 medici sospesi 10 mesi
Articolo: Certificati anti Cpr. Linea dura sugli 8 medici: "Vanno sospesi un anno"
Articolo: "I medici hanno seguito la procedura concordata"
Ravenna, 15 marzo 2026 – Il provvedimento di esonero dell’Ausl dalla mansione non è preciso. E soprattutto manca un riferimento chiaro all’arco di tempo nel quale andrà applicato.
Era la questione principale che ruotava attorno alla richiesta di interdizione alla professione medica per 12 mesi avanzata dalla procura per ciascuno degli otto indagati. L’Ausl Romagna, comunicando l’esonero dei diretti interessati dall’attività di certificazione legata al parere di idoneità ai cpr alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia, sembrava avere compiuto un passo importante sul sentiero delle esigenze cautelari. E cioè sul pericolo di reiterazione del reato. Per le difese degli otto indagati, ormai non sussisteva più. Una impostazione pregevole secondo il gip Lipovscek. Tuttavia il provvedimento della direzione sanitaria a parere del giudice è impreciso: non si capisce cioè se sia stato adottato per ragioni disciplinari oppure per questioni organizzative. Ed è una differenza di non poco conto: nel secondo caso potrebbe anche essere immediatamente revocato.
Ma c’è una questione che più di ogni altra ha spinto il giudice a isolare il rischio di condotte analoghe: l’atto dell’Ausl è indeterminato sotto il profilo temporale. Non specifica cioè per quanto tempo sia valido. Il giudice ha invece condiviso la richiesta delle difese degli indagati di attingere da un criterio di proporzionalità: cioè di calibrare la misura. Ecco che allora il gip ha distinto le posizioni di chi aveva più certificati considerati falsi dei quali dovere rispondere rispetto ai colleghi che ne avevano uno o due (i cinque inibiti per 10 mesi a occuparsi di certificazioni di idoneità ai cpr). In quanto alle tre dottoresse sospese per 10 mesi, il giudice ha anche individuato (specie per due) una maggiore intensità del comportamento considerato penalmente rilevante. Il riferimento - si specifica nell’ordinanza - non è certo alle idee delle singole, alla loro adesione al pensiero anti-cpr: quanto all’avere tradotto tutto ciò in comportamenti di rilievo penale definiti "particolarmente gravi" e contro quelle stesse regole deontologiche alle quale le indagate si erano appellate nel corso delle dichiarazioni rilasciate durante l’interrogatorio di garanzia. Sulle esigenze cautelari - ha proseguito il gip - non hanno contribuito né le manifestazioni di disprezzo verso le forze dell’ordine e della direzione sanitaria (accusata di non assere stata in grado di risolversi sul punto), ma il fatto che, pur di fare prevalere il loro pensiero in maniera ideologica, si siano spinte a disattendere il parere di colleghi (vedi gli psichiatri) su una materia sulla quale questi erano più preparati.
Ancora una volta sono le chat a disvelare l’intera scena descritta dal gip. È il 10 luglio del 2025 e a parlare è una delle tre dottoresse sospese per 10 mesi: si rammarica del fatto di essere stata convocata dalla polizia circa un certificato di non idoneità. E lì, ammette di averlo scritto per evitare al giovane il trasferimento al cpr: "la polizia mi vuole fare un verbale...perché non ho fornito l’idoneità a uno che vogliono espellere dall’Italia...ma è una questione etica per me...visto cosa sono i cpr...è in corso una campagna di (...) al riguardo che alcuni di noi abbracciano".
© Riproduzione riservata
