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Bologna, la città degli invisibili. Quasi 600 i clochard. Il 44% dorme in strada: "Politiche da rivedere"

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07.04.2026

Persone che dormono sotto il portico di viale Masini

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Bologna, 7 aprile 2026 – A Bologna sono 597 i clochard censiti dal report Istat, di cui 334 ospitati in strutture e 263 conteggiati in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna (pari al 44,1% del totale). La fotografia della situazione è stata scattata il 26 gennaio scorso. Nel Comune, le strutture coinvolte dalla rilevazione sono 15, per una capienza complessiva di 400 posti letto. Il tasso di occupazione è pari all’83,5% (in linea con una media nazionale dell’83,3%), quindi ci sarebbero ancora posti disponibili ad accogliere chi ancora dorme in strada o in ripari di fortuna. Bologna, tra l’altro, è tra i municipi con maggiore presenza di strutture informali (ovvero ‘spontanee’, fuori dal circuito istituzionale o delle associazioni in regime di sussidiarietà riconosciuta), ovvero 7 sul territorio.

Tra le persone ospitate in struttura (i minori sono esclusi dalla rilevazione), le donne sono 61, pari al 18,3% del totale. Gli stranieri sono la maggioranza: 240 su 334, cioè il 71,9% del totale. La maggior parte ha tra i 31 e i 60 anni (237 persone, il 70,9% del totale). Prendendo in considerazione solo le persone in strada (263 in termini assoluti), 112 sono negli spazi pubblici aperti, 86 in spazi urbani riparati o edifici, 47 in infrastrutture e ripari di fortuna. Per 18 persone, la sistemazione non è stata rilevata. Il profilo del senza fissa dimora, però, cambia poco rispetto alle persone ospitate in struttura: più di due su tre sono uomini (70,1%), la maggioranza hanno tra i 31 e i 60 anni (79%), quasi tre su quattro sono stranieri (74,2%).

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Ma dove sono situati i senza fissa dimora a Bologna?

Più di due su tre (70,3%) nel centro storico e nelle zone pedonali, il 28,9% nelle aree residenziali e periferiche, lo 0,8% in campagna e nelle aree non urbanizzate. A livello di classifica italiana, Bologna si piazza settima fra le 14 città prese in considerazione dall’Istat nel suo report. La prima è Roma, con 2.621 clochard censiti, pari a un quarto del totale (26,1%), seguita da Milano (1.641) e Torino (1.036). Poi ancora Napoli (1.029), Genova (803) e Palermo (611). Dietro il capoluogo emilano-romagnolo, si segnalano Firenze (410 senza fissa dimora) e Bari (404).

Ugolini: “Non è dignitoso per loro ed è un segno di degrado per la città”

"Bologna in questi anni ha voluto costruirsi l’immagine della città inclusiva – è il commento di Elena Ugolini, consigliera regionale e presidente del gruppo Rete Civica –. Ma includere non vuol dire lasciare le persone a dormire sotto i portici, nei giardini, negli spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Non è dignitoso per loro ed è un segno di degrado per la città". “La soluzione – prosegue la consigliera –, non può essere semplicemente moltiplicare i dormitori. Ci sono persone che non riescono a stare dentro regole troppo rigide, o che hanno bisogno di una gradualità, di un accompagnamento diverso, di una proposta su misura. Lo dimostrano anche i numeri della stessa rilevazione: a Bologna, la notte del conteggio, i posti letto dichiarati erano 400, ma gli ospiti presenti nei dormitori erano 334. Questo significa che le strutture non erano piene. Se il dormitorio fosse una risposta adatta a tutti, quei posti sarebbero stati occupati interamente". Ugolini osserva come anche il ‘Piano Freddo’ del Comune di Bologna, l’insieme di interventi straordinari attivati nei mesi invernali (dal 15 dicembre 2025 al 16 marzo 2026), "è per sua natura una risposta emergenziale stagionale: utile e doverosa, ma pensata solo per tamponare il problema".

"Servono percorsi di reinserimento e forme di accoglienza più flessibili, capaci di aiutare davvero la persona a rimettersi in piedi. Bologna dovrebbe investire con più coraggio, non limitandosi a gestire l’emergenza, ma sostenendo progetti concreti che offrano un’alternativa stabile e dignitosa alla strada, con percorsi di reinserimento sociale e lavorativo". Insomma, è la chiusura, "il Comune deve fare un passo in più. Senza negare quello che già esiste, occorre riconoscere che il risultato non è sufficiente. Bisogna investire, anche a livello regionale, con bandi pensati per sostenere gli enti che si prendono cura delle persone senza dimora, valorizzando quei progetti capaci di offrire accoglienza su misura, gradualità e reinserimento. Il presidente de Pascale ha detto più volte che questa è la strada da percorrere, non si può più rimandare più", chiude Ugolini.

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© il Resto del Carlino