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Suicidio assistito, la lettera del figlio di Lucia: «Mamma è morta tra le mie braccia, adesso è libera»

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05.06.2026

Lucia era stata un’infermiera in pneumologia, il dolore l’aveva conosciuto da vicino e alleviato. Amava la musica, in particolare quella di Eros Ramazzotti e stava ascoltando Più bella cosa non c’è e Terra promessa poco prima di raggiungere il confine con la Svizzera, dove si è recata per mettere fine alle sue sofferenze in una clinica. È morta tra le braccia del figlio Paolo, ma ha potuto salutare il marito, l’uomo con cui ha condiviso la vita per 60 anni, solo con una videochiamata: anche lui non sta bene e non riusciva a mettersi a sua volta in viaggio.

Le motivazioni:  "È la seconda volta che la Regione Fvg nega l'aiuto medico a morire senza soffrire a una persona che aveva pienamente diritto, questo per noi è violenza di Stato. Ci siamo autodenunciati perché chiediamo alla procura di Trieste di accertare le responsabilità"

Lucia, triestina di 80 anni affetta da una rara patologia neurodegenerativa che le causava sofferenze intollerabili, se n’è andata così per «liberarsi dai dolori e dalla sofferenza continua che la accompagnavano da più di un anno». Come racconta il figlio in una lettera, Lucia avrebbe voluto morire a casa sua, senza dover affrontare un viaggio lungo e doloroso, ma l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina, le ha detto che non aveva i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. Per la commissione medica che l’ha visitata non era........

© Il Piccolo