Le indagini sul Tramlink deragliato, il silenzio al telefono con il collega e i 12 secondi tra la fine della telefonata e lo schianto
Le indagini sul Tramlink
Per approfondire:
Articolo: Tram deragliato, il conducente era al telefono “fino a 12 secondi prima” del disastro: la timeline dell’incidente a MilanoArticolo: La chiamata di 3 minuti e 40 secondi. L’autista al telefono con un collega fino a 12 secondi prima dello schiantoArticolo: Il conducente sul tram fuori controllo: il dolore al dito del piede, le fitte e il mancamento. “Ho visto nero”. Ha avvisato la centrale Atm?
Milano – Ore 16.11 del 27 febbraio, cabina del Tramlink di ultima generazione della linea 9. Alla guida della vettura 7707 c’è Pietro M., sessantenne con più di 34 anni di esperienza. Non sta bene: circa mezz’ora prima, ha preso una forte botta al piede sinistro aiutando un disabile in sedia a rotelle a salire a bordo. Sente un forte dolore all’alluce, ma, stando a quanto risulta, non segnala alcuna anomalia alla centrale operativa di Atm, sebbene abbia a disposizione un apparecchio ad hoc all’interno dell’abitacolo. Chiama invece un collega. Lo stesso a cui ha dato il cambio in piazza Oberdan. Lo stesso che lo ha aiutato nell’operazione che gli ha provocato il trauma. Con ogni probabilità, gli dice che si è fatto male e che le fitte si stanno facendo via via più intense.
La ricostruzione della chiamata
La conversazione, secondo gli accertamenti della Squadra interventi speciali della polizia locale, dura 3 minuti e 40 secondi. Un tempo relativamente lungo, durante il quale il tranviere continua a fare il suo lavoro, effettuando le fermate lungo il tragitto fino a quella di Repubblica. Nell’ipotesi investigativa anticipata ieri dal Giorno, la chiamata inizia circa 4 minuti (3 minuti e 52 secondi per l’esattezza) prima della rovinosa uscita dai binari e si conclude 12 secondi prima che il tram, ormai fuori controllo, svolti a sinistra a circa 50 chilometri orari, concludendo la sua corsa impazzita contro il palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Nell’impatto, muoiono Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e si feriscono altri 54 passeggeri. Sarà l’analisi dei dati registrati dalla scatola nera a fornire la certezza sul momento esatto dell’impatto e a dar modo ai ghisa di completare in maniera ancor più precisa l’allineamento della timeline, chiarendo se siano trascorsi davvero 12 secondi o se il range vada ulteriormente assottigliato fino alla contemporaneità tra i due eventi. Tradotto: è possibile che la telefonata sia andata avanti fino all’impatto finale.
Un silenzio improvviso
Nelle prime dichiarazioni rese agli investigatori coordinati dai pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara e guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, il collega di M. avrebbe riferito che a fine telefonata avrebbe salutato il sessantenne per congedarsi, senza ricevere risposta (nonostante la linea fosse ancora aperta). Un silenzio improvviso e inatteso, al netto della versione parzialmente diversa che il teste ha messo a verbale in Procura. Restano le domande: perché il tranviere non ha più replicato? È stato distratto da qualcosa o ha avuto il mancamento che gli ha fatto vedere “tutto nero”? Sì, perché l’ipotesi del malore in cabina, sostenuta sin dall’inizio dal conducente, resta comunque in piedi.
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“I dati tecnici smentiscono queste ricostruzioni”
“I processi si dovrebbero fare nelle aule, non violando il segreto istruttorio – la reazione alle indiscrezioni di uno degli avvocati di M., Mirko Mazzali –. Detto questo, i dati tecnici (gps e analisi dei dati telefonici) smentiscono la ricostruzione data alla stampa, che peraltro dimostrerebbero che l’indagato non era al telefono al momento dell’impatto”.
Per i legali, la comunicazione si sarebbe interrotta "almeno un minuto e mezzo” prima della tragedia. Su una cosa, però, sembrano concordare tutti: l’autista ha effettuato una telefonata alla guida, assumendo un comportamento vietato dalle regole d’ingaggio dell’azienda trasporti (non a caso acquisite giovedì dagli inquirenti con un ordine di esibizione documenti). Pur non riferendosi al caso specifico, ieri da Foro Buonaparte hanno fatto sapere: “L’uso del cellulare da parte dei conducenti durante la guida è una violazione gravissima dei regolamenti interni e delle norme di sicurezza, nonché del codice della strada”.
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