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Terre d’Oltrepò, un triste declino per la cooperativa: il tribunale dichiara lo stato d’insolvenza

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04.04.2026

Un’assemblea dei soci della cantina, quando si tentava di salvarla dal fallimento

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Pavia, 4 aprile 2026 – È stata accolta dal tribunale di Pavia la richiesta avanzata dal commissario della cooperativa Terre d’Oltrepò Luigi Zingone e dichiarato lo stato di insolvenza. La più grande cooperativa vinicola lombarda è sostanzialmente fallita. Ora si dovrà accertare lo stato passivo che prevede di stilare un elenco puntuale dei debiti accumulati, verso chi e per quale importo.

La società, che avrebbe un patrimonio stimato in circa 30 milioni di euro, ha visto confluire i propri beni alla società per azioni attraverso un passaggio che i soci hanno sempre criticato e sostenuto di non aver mai voluto.

Terre d'Oltrepo: ora c'è paura per la vendemmia

Passivo da 18 milioni

“A TdO spa - si legge nei documenti ufficiali - fa oggi capo un passivo di circa 18 milioni di euro. La messa in sicurezza esige accordi con singoli creditori, una definizione organica che preveda l’inibizione dei creditori rispetto all’avvio di azioni esecutive individuali”. Ora dovranno essere venduti i beni della cooperativa per soddisfare i creditori, ma non si sa se tutti riusciranno a ottenere la somma che aspettano. Quando era stato chiesto lo stato d’insolvenza la Regione aveva commentato che si trattava “di un atto dovuto che rientra nella normale procedura di liquidazione coatta amministrativa”.

Il commissario della cooperativa Terre d’Oltrepò Luigi Zingone

Agricoltori preoccupati

Gli agricoltori, invece, sono molto preoccupati e con loro anche il responsabile agricoltura del Pd Nicola Adavastro. “Quanto è accaduto è gravissimo - commenta Adavastro -. Purtroppo fin dalla nomina dei commissari effettuata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nessuna strada che potesse portare al risanamento è stata presa in considerazione. Senza conoscere il territorio pavese e che cosa rappresentasse Terre d’Oltrepò, è stato imposto il fallimento”.

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Solo poche settimane fa sembrava che per TdO stesse passando l’ultimo treno, il gruppo Collis Wines si era detto interessato. “Sembrava dovesse effettuare un’acquisizione - aggiunge Adavastro -, ci avevano garantito che non si sarebbe trattato di uno spacchettamento o di una svendita e ci siamo fidati. In realtà però non si è trattato né di un progetto né di un investimento. Collis voleva acquistare un quantitativo ingente d’uva che in Oltrepò non c’è più”.

Dal 2019 al 2024 in provincia di Pavia da 720mila quintali di uva doc si è scesi a 420mila

Perdite cospicue in soli 5 anni

Stando alle dichiarazioni vinicole dal 2019 al 2024 in provincia di Pavia da 720mila quintali di uva doc si è scesi a 420mila - ovvero -41% - e gli ettari lavorati sono passati da 12.700 a circa 11mila. “In Veneto i dati di produzione vitivinicola parlano di una resa più alta, attorno ai 250 quintali per ettaro - prosegue Adavastro -, mentre in Oltrepò va dai 70 ai 75 quintali. Partendo da questi dati Collis pensava di poter avere più uve”. Con il ritro di Collis e il fallimento di TdO, però bisogna preoccuparsi della prossima vendemmia.

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“In questa situazione, in cui tutti parlano di illiquidità e di continuità aziendale gravemente compromessa - commenta il Comitato 107 - nessuno ha chiesto ai soci se, a fronte di una situazione di grave difficoltà economico finanziaria della società e di una spa che disconosciamo, fossero o meno disponibili a ricapitalizzare con risorse proprie (ed auspicabilmente anche di terzi) la medesima società. Ci attendiamo che qualcuno avvii questa discussione, noi siamo pronti a parlarne”.   

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