menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Metti il K-pop, l’hanbok e Squid Game negli spazi di Villa Necchi Campiglio: ecco com’è Casa Corea

11 5
14.02.2026

Due ragazzi di Casa Corea in posa

Articolo: La nazionale canadese di hockey lascia il villaggio olimpico per un hotel di lusso. “Per vincere l’oro ci servono privacy e comfort”

Articolo: Olimpiadi Milano Cortina da collezione: quali sono i cimeli più costosi in vendita su eBay

Milano – “Abbiamo scelto Villa Necchi Campiglio, prima di tutto, per la sua bellezza e poi perché apprezziamo gli obiettivi del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) e la loro visione. È un’organizzazione senza scopo di lucro, alla stregua del Comitato olimpico coreano, e valorizza il patrimonio artistico italiano, come noi mettiamo in risalto le potenzialità e le prestazioni dei nostri atleti”. A parlare è Minho Park, direttore del dipartimento relazioni internazionali del Comitato olimpico e sportivo della Corea del Sud. È entusiasta dello spazio che si sono garantiti fino al termine delle Olimpiadi, “una dimora indipendente, al centro di Milano. Qui regna la calma, quasi non sembra di essere in città”, continua. Ed è difficile dargli torto: Korea House è inserita all’interno di un contesto unico, isolato dalla confusione metropolitana; una residenza storica caratterizzata da più ambienti, che permettono allo staff della delegazione coreana di promuovere varie attività.

Al di sotto della struttura principale, al piano seminterrato di quella che è stata l’abitazione di Nedda e Gigina Necchi, tre stanze contigue ospitano altrettanti spazi dedicati alla storia e alla cultura coreana. In quella più a sinistra, trovano posto diversi giochi tipici, legati ad elementi tradizionali. Osservando chi tenta la fortuna e prova a portare a termine le sfide che vengono proposte, è facile tornare con la mente alla famosissima serie televisiva “made in Corea”, Squid Game. "Alcuni dei passatempi che proponiamo vengono proprio da Netflix, dalla creazione del regista Hwang Dong-hyuk. È conosciuta in tutto il mondo e ci consente di dare visibilità al nostro Paese”.

Nella sala accanto, le uniformi della squadra olimpica fanno da sfondo ad una sorta di set fotografico: per chi vuole vivere qualche minuto nelle vesti di un vero coreano, c’è la possibilità di indossare l’hanbok, un abito tradizionale dalle linee molto semplici. È sufficiente togliersi il cappotto, appenderlo all’attaccapanni e affidarsi alle mani dei volontari, che aiutano nel processo di vestizione.

A destra, all’interno dell’ultimo ambiente, ci si può cimentare nella realizzazione dei portachiavi hojakdo, che rimandano al genere pittorico coreano. Quattro ragazze seguono attentamente le direttive delle due “insegnanti”, che spiegano quali sono i passaggi necessari per realizzare la propria piccola opera d’arte. Salendo i pochi gradini che portano al cortile interno, si arriva alla splendida piscina riscaldata: nessun rumore, solo lo scorrere dell’acqua che accompagna le conversazioni di quanti si siedono attorno ai tavolini sistemati lì a fianco.

“Poco più in là, al posto di quello che era il campo da tennis - prosegue Park -, abbiamo creato la nostra “culture zone”: c’è un palco dove ballare la K-pop (“Korean popular music”) e vari stand con merchandising, prodotti di bellezza e snack, per avvicinare ancora di più la vostra cultura alla nostra. I curiosi sono tanti, arriviamo a 1700 al giorno”. Tutti sono ordinatamente in fila e attendono pazientemente il proprio turno. Nessuno cerca di scavalcare o di superare chi lo precede. Viene quasi il dubbio di non essere in Italia, sicuramente non a Milano, dove non c’è mai tempo da perdere. A Villa Necchi Campiglio, Casa Corea fino al 22 febbraio, i ritmi rallentano e così fanno le persone che scelgono di visitarla.

© Riproduzione riservata


© Il Giorno