L’avvocato Trifirò, velocista a 94 anni: “Sono partito da zero, povero, a Milano. Ho iniziato a correre a 91: voglio battere tutti i record"
L'avvocato Salvatore Trifirò, classe 1932
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Milano – Trifirò & Partners Avvocati, dietro a Palazzo di Giustizia. Nella sala Cesare Grassetti, un lungo tavolo su cui domina il “Digesto cancellato” di Emilio Isgrò e Salvatore Trifirò, 94 anni appena compiuti, fondatore e decano dello studio legale. Cappellino Porsche, occhiali con montatura sottile, dolcevita e pantaloni in velluto a coste entrambi bordeaux, un Breitling col quadrante verde sul polso sinistro, uno smartwatch sul destro e sneakers arancioni, striate di giallo.
Avvocato, un abbigliamento che potremmo definire eccentrico?
"Non so se lo definirei così. Certo mi piacciono i colori, e cerco di farci attenzione: l’abito non fa il monaco, ma i dettagli fanno la differenza. E poi sono passato dal potermi permettere un vestito solo, “quello buono”, quando ho iniziato con l’avvocatura, ad avere la possibilità di dare sfogo alla mia creatività".
Cosa è cambiato da allora?
"Sono veramente partito da zero: vengo dalla Sicilia, da Barcellona Pozzo di Gotto, quando sono arrivato a Milano dovevo andare all’Ente comunale di assistenza per assicurarmi il pasto. Di strada ne ho fatta perché non ho mai voluto mollare. Nella vita non bisogna scoraggiarsi, e bisogna avere l’accortezza di salire sull’autobus giusto..."
Lei su quale è salito?
"Sono arrivato primo al concorso di procuratore legale e nel 1955 Cesare Grassetti, uno dei più grandi civilisti del secolo scorso, mi ha chiamato a lavorare nel suo studio. Poi, nel 1973, è entrato in vigore il rito del lavoro che imponeva la continua presenza nelle aule giudiziarie, ma nessuno dei miei colleghi si faceva avanti per affrontare le cause di lavoro negli “anni di piombo”, così cominciai ad occuparmene. A Milano ero rimasto praticamente l’unico avvocato ad assistere le aziende, i terroristi attentarono due volte alla mia vita e mi bruciarono la macchina. Nel 1986 ho costituito con i miei collaboratori lo Studio Trifirò & Partners Avvocati. Ed eccoci qua".
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"Non direi. Una mia convinzione è che non si arrivi mai. Sto bene ma non avrei problemi a tornare da dove sono partito, a pane e latte. Bisogna avere capacità di adattamento e pensare positivo: se cadi, ti rialzi e riparti. E poi ci si deve porre sempre nuovi obiettivi. È una delle ragioni che mi ha spinto a intitolare il mio libro “Volevo fare il Viceré” (è uscito a fine gennaio, ndr). Come tale, avrei sempre avuto un gradino da salire, stimoli per andare avanti. Nel mio caso, è una sfida al giorno che toglie il medico di torno".
Quali sfide si è posto?
"Nel lavoro ogni causa è una sfida. Io ho sempre cercato di trovare un accordo tra le parti, ma se non accade “corro, batto e vinco”".
Una metafora che poi è uscita dal contesto lavorativo.
"Ho iniziato a correre alla soglia dei 91 anni. L’anno scorso ho vinto l’argento nei 60 metri categoria M90-94 ai campionati mondiali Masters Indoor e domenica 1° febbraio sono arrivato primo ai regionali italiani, ma non ho intenzione di fermarmi. Mi sto preparando per battere il record italiano dei 60 e dei 200 metri. Appuntamento al 2027. Certo se a Milano ci fosse una pista indoor dove allenarsi sarebbe un po’ più semplice".
È la sua ricetta per la longevità?
"Si può dire che è uno degli ingredienti. Ce n’è anche un altro su cui vorrei conservare un velo di mistero. C’entra il ballo e un episodio accaduto mentre ero in vacanza con mia moglie (sorride, ndr)".
La passione per le barche è un altro ingrediente?
"Penso di sì. Ho cominciato con una barca a vela di 7 metri e 50 e poi ne ho avute altre 14, fino ad arrivare a Zefira, 50 metri. Quando l’ho venduta a Loro Piana è arrivata Ribelle, con cui abbiamo vinto la Rolex Cup e molte altre regate. Poi siamo passati alle imbarcazioni a motore, perché sono meno impegnative. L’ultima si chiama Mabelle, ma adesso, tanto per cambiare, ne sto facendo costruire un’altra".
Veloce anche in mare. Non teme di correre troppo?
"Per tutta la vita ho pensato di essere su un’autostrada e di andare il più veloce possibile. Arriverà il momento di uscire e, magari, andrò a sbattere. Finché c’è energia, positività, finché c’è testa si va avanti, con nuovi obiettivi".
Per tutta la vita ho pensato di essere su un’autostrada e di andare il più veloce possibile
"Il 3 marzo, a Palazzo di Giustizia, presento il mio libro insieme a Ferruccio De Bortoli, che ha scritto la prefazione. Ci ho messo nove mesi a scriverlo, eppure, a volte, non mi sembra che le pagine siano di mio pugno. Sarà meglio andare a ripassarlo (e fa l’occhiolino, ndr)".
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