Il bilancio di Montezemolo: “Dubbi fugati, edizione modello” /
Olimpiadi, il bilancio di Montezemolo: “Dubbi fugati, edizione modello”
Olimpiadi, il bilancio di Montezemolo: “Dubbi fugati, edizione modello”
Mister grandi eventi: il no di Grillo a Roma 2024 fu un errore, Malagò ha costruito su quelle macerie. “E quando il nostro Paese mette insieme le energie migliori poi le cose funzionano molto bene”
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Milano, 23 febbraio 2026 – “Sa, se la Toscana dovesse davvero ottenere l’Olimpiade estiva del 2040, beh, ho pensato che potrei candidarmi per dirigere il comitato organizzatore. C’è solo un problema: all’epoca avrò già 93 anni…”. Luca Cordero di Montezemolo è l’uomo dei grandi eventi in Italia. Prima di diventare il presidente della Ferrari più vincente di sempre, tra il 1991 e il 2014, ha anche diretto i Mondiali di calcio del 1990, quelli dell’inno di Gianna Nannini e di Edoardo Bennato, dei fischi a Maradona e di tante altre cose. Alcune belle, altre meno. “Ma seguendo le emozioni di Milano Cortina io ho avvertito un filo di rimpianto – sospira l’avvocato –. Per quello che poteva essere e non è stato”.
“Ormai più di dieci anni fa ero stato chiamato a gestire la candidatura di Roma per i Giochi estivi del 2024. Solo che…”
“Il mio amico Beppe Grillo teleguidò la allora sindaca della capitale, Virginia Raggi. Decisero di dire no alla candidatura e fu un errore. Non per me o per il Coni, fu un autogol per il Paese, in nome di un pregiudizio”.
Roma avrebbe battuto Parigi nella volata per la assegnazione dei Giochi del 2024?
“Non lo sapremo mai con certezza, ma le probabilità erano alte. Rinunciare fu una sciocchezza. E meno male che Giovanni Malagò ha saputo costruire sulle macerie di quel diniego le basi per realizzare il sogno di Milano-Cortina”.
Queste Olimpiadi le sono piaciute?
“Sì, decisamente. Le ho vissute da fuori, come un cittadino comune. Con l’emozione di chi da bambino andava in montagna a Cortina, con la famiglia. C’erano tante perplessità sullo schema che era stato scelto, la disseminazione degli eventi tra tanti luoghi distanti tra loro. Ma ha funzionato”.
Potrebbe diventare un modello.
“Lo credo anche io. Ho sentito amici stranieri, gente che veniva da fuori. A livello pratico, ha funzionato tutto. E non era scontato! Poi se parliamo soltanto di medaglie l’Italia non aveva mai ottenuto risultati così brillanti. Sa di cosa dovremmo essere tutti orgogliosi?”
“Qui non c’entra la differenza di idee in politica, perché alla organizzazione di Milano-Cortina negli anni hanno contribuito governi di diverso colore, quando ci furono assegnati i Giochi a Palazzo Chigi ci stava Giuseppe Conte e a Milano è sindaco Sala che certo non ha le stesse idee di chi amministra il Veneto. Però se come Paese mettiamo insieme le energie migliori poi le cose funzionano. Io credo che questo sia un buon esempio. Per tutti. Questa Olimpiade ha fatto bene all’Italia intera, ecco”.
Avvocato, lei chi sceglierebbe come simbolo di Milano-Cortina?
“A livello sportivo ovviamente Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi e Federica Brignone per le loro imprese straordinarie, sono donne eccezionali. Sul piano dirigenziale, certamente Giovanni Malagò. Non perché siamo amici personali, ma so quanto ci teneva all’evento, a maggior ragione dopo il fallimento della candidatura di Roma, a lui non imputabile. Si è speso tanto, è stato bravo e generoso, merita un grazie da parte di tutti”.
Permette un’ultima domanda, avvocato?
Ma arriverà prima una Olimpiade estiva in Italia, magari a Firenze nel 2040, o un titolo mondiale vinto dalla Ferrari, da noi due amatissima?
“Furbo lei, però io mi avvalgo della facoltà di non rispondere…”
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