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Gadda offeso per un titolo, la puntura di Citati ad Arbasino, i giudizi taglienti di PPP: il Giorno e i giganti della cultura

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03.04.2026

Pier Paolo Pasolini dalle pagine del Giorno non risparmiava i suoi giudizi taglienti

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Milano, 3 aprile 2026 – C’era una volta un giornale con una colonna in meno. E uno spazio, per definizione non misurabile, di libertà in più. Nell’Italia che usciva dalla guerra guardando al futuro, le calate di piombo dei giornali conservatori di lunga tradizione non erano più in grado di raccontare l’abbagliante novità del boom, né le pieghevoli mancanze morali di un Italia già capace di compromessi, cinismo e rigurgiti autoritari.

Questo spazio, occupato dal Giorno voluto dall’Eni di Enrico Mattei, è da inventare anche nella cultura. È qui che la storia del quotidiano, fondato il 21 aprile 1956, entra in un capitolo ormai da tempo un po’ in ombra. Una vicenda fatta di celebri nomi della narrativa e della critica.

Il talent scout

Quasi tutti coloro che hanno operato con un nome e una fortuna al mondo in quello spicchio di Novecento, fra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, sono passati dal Giorno. Merito di Paolo Murialdi, talent scout dal sopraffino istinto, di Piero Citati, che organizzava la pagina culturale del quotidiano. Ma anche di Gaetano Baldacci, primo direttore, che compose quel gruppo irripetibile fatto di ex partigiani, di progressisti critici, di giovani entusiasti che andarono in cerca di altri talenti.

Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino e Umberto Eco, Fernanda Pivano e Adele Cambria, Giorgio Bassani, Alberto Arbasino. Giganti della carta e del pensiero che hanno lasciato tracce sulle pagine che ancora state leggendo.

A raccontare la loro vicenda sono Mario Consani, storica firma della giudiziaria del Giorno, e Stefano Passarelli, per anni custode del tesoro archivistico di foto, articoli e disegni del quotidiano. Hanno raccolto vicende, apparentemente slegate, di autori, giornalisti, illustratori come Tullio Pericoli e pittori come Renato Guttuso, che al Giorno ha fornito disegni e tavole, elaborando il tutto in un volume che le unifica come un racconto che ha l’entusiasmo delle scoperte. Un po’ ricostruzione storica, un po’ nostalgica eredità, un po’ post-it per le future generazioni del giornalismo.

Aneddoti e retroscena

Nel loro “Quelli che... Il Giorno“, Passarelli e Consani sanno anche spingersi nell’aneddoto curioso. Nel retroscena a volte fatto di punture di spillo. Come Carlo Emilio Gadda che s’offende per un titolo, che fa un po’ il verso allo stile del “Pasticciaccio“, con Arbasino che soccorre e ripara con un’intervista.

E Piero Citati che, nella medesima pagina dove la sua firma appare accanto al celebre collega vogherese, con una punta di cattiveria da critico lo ritrae senza nominarlo, prendendosela con il nuovi intellettuali “curiosi, estrovertiti, pettegoli, un pochino isterici”. Personaggi che “conversano, si muovono, viaggiano per il mondo divisi tra una novità letteraria o di teatro, un vecchio film, un pretesto turistico, una vicenda di costume”. Fotografia, senza nome, del compagno di banco e di pagina, pronto a uscire con il suo celebre Fratelli d’Italia. Liberi, anche di mordersi fra loro, così capaci di descrivere l’Italia. Come oggi tutti vorremmo essere.

Mario Consani con Stefano Passarelli. “Quelli che... Il Giorno“. All Around Editore. € 18.

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