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Metrotranvia, mancano 120 milioni. I sindaci di Nova, Desio e Seregno: “La Brianza non venga stralciata”

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02.04.2026

Le spese e varianti progettuali hanno fatto lievitare la spesa dell’opera attesa da vent’anni

Per approfondire:

Articolo: Ponti e Del Bono e l’Sos del territorio: "Completare la cura del ferro e mitigare l’impatto di Pedemontana"Articolo: Desio, i binari non si spostano. Ancora polemica sulla metrotranviaArticolo: Il tram lumaca. Ripartono i lavori. Desio in trincea

Milano, L’ultima fermata del tram è la più pericolosa. Non scendono i passeggeri: rischia di essere lo stop definitivo dell’opera. Mancano i soldi e si tratta di ben 120 milioni di euro. È questo il quadro che emerge dall’ennesimo confronto urgente convocato dalla Città Metropolitana di Milano con i sindaci dei Comuni attraversati dalla metrotranvia Milano-Seregno, un’infrastruttura attesa da oltre vent’anni e oggi nuovamente in bilico.

Al tavolo

All’incontro erano presenti i primi cittadini di Milano, Bresso, Cormano, Cusano Milanino, Paderno Dugnano, Nova Milanese, Desio e Seregno. Sul tavolo, ancora una volta, il nodo degli extracosti: un incremento di spesa legato al rincaro dei materiali e alle varianti progettuali che ha fatto lievitare il budget di altri 120 milioni.

Una cifra che, spiegano i tre sindaci brianzoli presenti, "porta ad un aumento dei costi di quasi il 50% sull’intera opera". E che senza un intervento del Governo, rischia di paralizzare definitivamente i lavori. La consigliera delegata alla Mobilità e alle Metrotranvie, Daniela Caputo, ha ricordato come la Città Metropolitana abbia già più volte sollecitato il ministero delle Infrastrutture per ottenere le coperture necessarie, anche attraverso un’azione congiunta con la Regione.

La volontà di proseguire i lavori è stata confermata da tutti i sindaci presenti, ma la situazione reale dei cantieri racconta un’altra storia. Il primo tram era stato annunciato per il 2028, in realtà molti tratti risultano fermi o procedono con estrema lentezza, con disagi crescenti per residenti e attività commerciali. Strade chiuse, deviazioni, marciapiedi interrotti e aree di lavoro abbandonate da mesi stanno trasformando il tracciato in un percorso a ostacoli.

I disagi e la denuncia

A denunciare la gravità del quadro è anche il Codacons, che parla di "disagi enormi" e di "perdite economiche significative" per le imprese situate lungo la futura linea. L’associazione ha annunciato la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti per fare chiarezza sulle cause dei ritardi, sull’aumento dei costi e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.

L’obiettivo è accertare eventuali responsabilità e sollecitare interventi immediati per sbloccare i lavori. Preoccupati i sindaci brianzoli Alberto Rossi (Seregno), Carlo Moscatelli (Desio) e Fabrizio Pagani (Nova Milanese).

I timori dei sindaci brianzoli

"Tutti i Comuni della tratta si sono resi pienamente disponibili a condividere tutti i passaggi possibili con enti sovraordinati per il reperimento delle risorse (che, è perfino superfluo dirlo, non possono essere a carico dei Comuni stessi alla luce delle cifre di cui si parla) – scrivono i tre sindaci in un comunicato congiunto –. L’aspetto davvero preoccupante e inquietante è però un altro. Tra le teoriche ipotesi di studio emerse sul futuro, si è parlato di lotti funzionali e di stralci dell’appalto che prevedano per un discorso di contenimento di costi la realizzazione dell’opera fino a Paderno, o eventualmente fino a Nova, escludendo la Brianza o gran parte di essa".

Cantieri sospesi

"Non stiamo parlando di una situazione in cui sono partiti i lavori da Milano, e arrivati a metà, qualcuno dice: spiace, non ci sono più soldi, non si va avanti se non cambiano certe cose. Qui siamo in una situazione in cui in Brianza abbiamo decine di cantieri e microcantieri aperti (partiti proprio dai nostri Comuni), città divise a metà, strade chiuse senza che nessuno ci lavori da mesi o da anni, a seconda dei casi – protestano i tre sindaci –. Per non parlare dell’ecomostro di deposito tram già costruito su un’area verde (quantomeno anni fa si è riusciti ad ottenere il dimezzamento delle altezze) al confine tra Seregno e Desio, che si troverebbe in questo scenario ad essere totalmente inutile, dato che i tram si fermerebbero tre Comuni prima". E continuano: "Visto che è fantascientifico pensare che si dica: scusate, ci siamo sbagliati, in un mese vi ridiamo soldi, asfaltiamo e riportiamo tutto come prima, deve essere chiaro che, stando così le cose, quest’opera va finita, e la Brianza non può essere stralciata solo perché sono emerse delle evidenti criticità finanziarie".

I sindaci si dicono "lieti di apprendere che tutti i nostri colleghi sindaci del milanese ci hanno appoggiato in queste considerazioni, così come la Consigliera delegata di Città Metropolitana Daniela Caputo". Giudicano un passo avanti anche "l’apertura al discorso di ristori per i commercianti coinvolti dalla tratta, su cui continuiamo a sottolineare l’esigenza e urgenza". E concludono mettendo le mani avanti, nel caso in cui l’ipotesi dello stralcio tornasse in auge. "Nello stesso tempo, ribadiamo con estrema fermezza che qualsiasi opzione che penalizzi la Brianza e i nostri territori sarà considerata totalmente inaccettabile, e mai potrà essere oggetto di valutazione".

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