Verso il Festival. Sal Da Vinci: “La mia è canzone popolare. Voglio celebrare la vita”
Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, 56 anni
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Milano, 2026 – Proviamo anche con TikTok, non si sa mai. Mano sul cuore, indice prima al cielo e poi sull’anulare ad indicare la fede al dito: questi i gesti con cui Sal Da Vinci al Festival intende razziare i favori del televoto per spingere la sua Per sempre sì in zona medaglie.
E mentre Carlo Conti annuncia Giorgia Cardinaletti co-conduttrice della serata finale e i premi alla carriera per Fausto Leali, Mogol e Caterina Caselli, l’eroe di Rossetto e caffè ha dovuto aspettare diciassette anni per avere nuovamente la chance di giocarsi la sorte sul palco dell’Ariston, ma domani è un altro giorno. E lui lo sa.
"Con la mano sul petto, io te lo prometto, davanti a Dio, saremo io e te, da qui, sarà per sempre sì" è, infatti, lo slogan da matrimonio a Posillipo, in bilico tra euforia contagiosa e cambio di canale, che Sal ha messo assieme in un tripudio di sonorità mediterranee e passioni neomelodiche con la complicità di un’Invincibile Armata in cui trovano posto il fratello Francesco, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone, Federica Abbate, Merk & Kremont. Obiettivo (più o meno) dichiarato, una sala che salta sulla poltrona in preda ad euforie formato Italia amore mio di Pupo & Principe. Tutto in attesa del tour autunnale nei teatri.
Salvatore, che rapporto ha con la definizione “cantante neomelodico”?
"Se si utilizza quel termine per indicare un interprete passionale, carnale, sensuale, capace di mettere assieme tradizione e postmodernità, posso accettarlo. Se invece serve a creare divisioni no, non lo tollero, perché io sono fiero di essere un cantante popolare, della gente, che viene dal basso, ma ho un percorso artistico che va rispettato. D’altronde pure le radici del jazz sono popolari, così come quelle del blues. Andrebbe ricordato che la musica della tradizione napoletana viene da Salvatore Di Giacomo, che è stato uno dei più grandi etnomusicologi del nostro paese, paragonato a grandi poeti transalpini come Mallarmé o Baudelaire".
Le più grandi soddisfazioni?
"La musica mi ha portato a scrivere e duettare con Ornella Vanoni, a realizzare un intero album con Renato Zero, a comporre con Gaetano Curreri, a lavorare in teatro col maestro Roberto De Simone. Per Ana Carolina, una delle più grandi star brasiliane, ho scritto con Pasquale Panella una canzone intitolata Cose, poi diventata Coisas".
Compromessi ne ha accettati?
"All’inizio degli anni ’90, a Domenica In, cambiai il nome in Michael Sorrentino, che poi è quello che ho all’anagrafe. Mio padre Alfonso ci rimase malissimo. Facendo pure lui il cantante, aveva scelto di chiamarsi Mario Da Vinci e quello era il nome d’arte che in Italia e in America gli aveva dato da mangiare. Potendo tornare indietro non lo rifarei".
Veniamo a ‘Per sempre sì’.
"È volutamente, e sfacciatamente, un messaggio. Fondamentale, a mio avviso, di questi tempi. Spesso nelle canzoni si parla di crisi, di amori disperati, mentre io nella mia voglio celebrare il giorno più bello della vita, quello della promessa. Perché con la promessa ti assumi una responsabilità, che è quella di costruire il futuro, o meglio, gettare le fondamenta per provare a farlo. Un mondo senza famiglia non riesco proprio ad immaginarmelo".
Nel 2009 fu terzo con ‘Non riesco a farti innamorare’.
"Conduceva Bonolis con Gianmarco Mazzi direttore artistico, mi presentai senza badare troppo al regolamento che prevedeva tre eliminati a sera. La sala stampa mi tagliò le gambe e finii fuori, ma c’era il ripescaggio, e la giuria popolare mi riportò in gara. Nella mia testa avevo vinto già così e l’ultima cosa che mi sarei aspettato era il podio".
"Mentre stavo per tornarmene in albergo, mi dissero di restare. Non ci potevo credere, stavo svenendo. Durante la riesecuzione del pezzo, ci fu un misterioso blocco del televoto e finii terzo, ma fu comunque una grande esperienza. Nel 2004, mi è venuta una melodia che mi ha cambiato la vita, quella di Rossetto e caffè, mezzo miliardo di streaming, che ho eseguito l’anno scorso al Festival ospite dei Kolors. Io, invece, ho pensato di chiamare alla serata delle cover Michele Zarrillo per cantarci Cinque giorni, brano straordinario".
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