Inchiesta San Siro, Malangone blinda il pc: “Ispezione senza argini, ecco perché non forniamo password”
Nubi nere sulla vicenda San Siro
Per approfondire:
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SeguiciMilano, 3 aprile 2026 – Il “memorandum” che l’allora dirigente comunale Giancarlo Tancredi ricevette il 24 ottobre 2017 dall’avvocata Ada Lucia De Cesaris nella veste di consulente dell’Inter e fino al 2015 assessora all’Urbanistica e vicesindaca della Giunta Pisapia rappresenta, secondo i pm, “una delle prime evidenze” dell’interesse da parte del club sullo stadio e in particolare alla “valorizzazione della limitrofa area di proprietà pubblica”, lucrosa per progetti di sviluppo immobiliare.
Uno snodo fondamentale, nell’indagine sulla vendita per 197 milioni di euro del Meazza e di 280mila mq di aree circostanti a Inter e Milan, è il successivo inserimento dell’impianto nel Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari (Pavi), quel documento con cui il Comune “per il triennio 2019/2021 ha programmato di procedere” con la cessione a privati “di parte del proprio patrimonio immobiliare”.
Su questo passaggio, l’inserimento di aree pubbliche di pregio nei Pavi che si sono succeduti nel tempo, si sono focalizzate anche inchieste sulla gestione dell’urbanistica milanese come quella sui presunti abusi edilizi legati al progetto Unico-Brera in via Anfiteatro 7.
La dismissione
Il 2008 è l’anno in cui, secondo le accuse, il Comune avrebbe iniziato un “ininterrotto processo di dismissione di beni appartenenti al suo patrimonio immobiliare”, avviando una “vendita ai privati” giustificata dall’interesso pubblico.
Un disegno che ha riguardato anche il Pirellino, le aree in via Zecca Vecchia 3, via Valpetrosa, via Scaldasole 10, legate dall’ubicazione in zone di pregio del centro di Milano, dall’inserimento nel Pavi e da “distorsioni e intrecci compiuti nel corso delle procedure edilizie” con presunti favori ai privati. Inchieste che si incrociano e mettono sotto la lente scelte sullo sviluppo della città.
Tornando all’indagine sulla vendita di San Siro ai club, in chat e scambi di email spicca l’attivismo di De Cesaris, tra i nove indagati, gli incontri con Tancredi (prima nella veste di dirigente e poi in quella di assessore alla Rigenerazione Urbana) e con il potente dg Christian Malangone, braccio destro di Sala.
Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano
Agli atti anche conversazioni fra Tancredi e il presidente della commissione Rigenerazione urbana Bruno Ceccarelli, consigliere comunale del Pd. Il primo marzo 2025 Tancredi e Ceccarelli (non indagato) si coordinano prima di una seduta. Ceccarelli consiglia di “ribadire che nel percorso che si sta costruendo vi sia una procedura ad evidenza pubblica. Questo garantisce che qualora ci dovessero essere proposte alternative in capo ad altri soggetti, questi possano presentarsi. Non perché siamo convinti che vi possano essere, ma perché questo conferma che le alternative potenziali sono state verificate”. E Tancredi risponde che “la facciamo dopo la presentazione della proposta (...) e anche le squadre concordano”.
Conversazioni che, secondo i pm, fanno emergere la “natura meramente strumentale della procedura di evidenza pubblica”, così come i comuni intenti fra i club e Tancredi che, il 12 maggio 2025, parlando con Ceccarelli esprime il suo timore dopo aver sottoposto a Milan e Inter una serie di “temi aperti” anche sull’impatto ambientale: “Non si può accogliere neanche con una minima percentuale, salta l’operazione stadio”.
Il niet di Malangone
Sul rifiuto di Malangone di fornire alla Gdf le password di computer e smartphone, dispositivi al centro del sequestro, si apre intanto un nuovo scontro. “I Finanzieri avrebbero inteso procedere con una ispezione massiva della casella di posta elettronica e soltanto successivamente prelevare quanto di interesse. Un metodo non corretto”, spiega il suo difensore, l’avvocato Domenico Aiello.
Quella di non fornire in questi casi le password, “è l’unica scelta garantita dalla Costituzione” contro “uno strumento di ricerca senza argini”. Aiello presenterà un ricorso al Riesame contro il sequestro, strada che potrebbero percorrere anche altri legali. Poi punta il dito sull’indagine: “Indipendentemente dall’esito di un probabile processo, gli investitori si ritireranno, valuteranno se far causa al Comune e i cittadini non avranno un nuovo impianto”.
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