Max Bill (1908 –1994) e la grammatica della bellezza al m.a.x. museo di Chiasso. E’ l’esposizione più vasta tenutasi in Canton Ticino su una colonna dell’arte del Novecento.
Il m.a.x. museo di Chiasso ospita fino al 12 luglio 2026 la mostra max bill (1908–1994): la grammatica della bellezza, a cura di Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini. L’esposizione si inserisce nel filone che il m.a.x. museo dedica ciclicamente ai “maestri del XX secolo”; netto è il collegamento con l’attuale tema guida del Centro Culturale Chiasso, la pulchritudo, concetto interpretato da Max Bill attraverso un incessante lavoro di ricerca quale espressione massima di armonia, sintesi, unità, spazio e logica. Max Bill individua l’arte concreta quale lespressione dello spirito umano che attraverso la precisione, la chiarezza e la perfezione può raggiungere la bellezza. Il mezzo creativo è dato dal colore, dallo spazio e dal movimento, e con la composizione di questi elementi Max Bill teorizza l’origine di nuove realtà. L’attività artistica, il pensiero teorico e l’insegnamento sono aspetti di un unico metodo adottato da Max Bill e riconosciuto dalla critica come concetto “d’artista universale”.
Architetto, anche se più noto come pittore, scultore, designer e grafico, Max Bill frequenta il Bauhaus per due semestri nel 1927 e 1928, traendo i principi fondanti per esprimere un’arte razionale, oggettiva, non figurativa; grazie alle sue relazioni personali contribuisce a creare un forte asse fra Zurigo e Milano che contribuirà a divulgare l’innovativo fenomeno della konkrete kunst o arte concreta. In quasi sessant’anni di intensa attività, sperimentando tutti i campi artistici, Max Bill ha realizzato dipinti, grafiche, sculture, oggetti di design e opere architettoniche oltre ai suoi significativi contributi teorici.
La Svizzera degli anni in oggetto era un crocevia di scambio per la presenza di molti intellettuali provenienti dall’Europa e grazie all’amicizia e ospitalità della famiglia Rosenbaum, l’artista soggiorna più volte con la moglie Binia a Comologno, nella casa denominata “La Barca”, fulcro di una serie di relazioni con il mondo artistico. Fra queste si ricorda quella con Jean Arp, Sophie Tauber-Arp, Max Ernst, Meret Oppenheim, Vladimir Vogel e Ignazio Silone, per il quale nel 1933 e nel 1934 disegnerà le copertine di due libri. Il Ticino si configura così come spazio di scambio e di elaborazione critica, contribuendo in modo determinante alla definizione della sua visione etica e progettuale anche attraverso un proficuo confronto intellettuale con Aline Valangin. Nello stesso periodo soggiornano a “La Barca” diversi fuoriusciti con cui Max Bill intreccia amicizie come Ernesto Buonaiuti, Elias Canetti, Max Pfister, Rudolf Jakob Humm, Jean Paul Samson.
Durante la ricostruzione post-bellica, Max Bill partecipa attivamente al dibattito sociale, culturale e politico distinguendosi al Congresso al Castello Sforzesco del 1945 e all’Ottava Triennale del 1947. Disegna il Padiglione svizzero alla Triennale di Milano del 1936 e partecipa alla sezione svizzera della IX Triennale di Milano del 1951, così come al congresso correlato De divina proportione e diretto da Le Corbusier. Nel 1947 è promotore della mostra “arte astratta e concreta” tenutasi a Palazzo ex-Reale curata insieme a Lanfranco Bombelli Tiravanti con la........
