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Come l'Italia del rugby è arrivata a battere l'Inghilterra

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14.03.2026

Un viaggio nella trasformazione di chi perdeva sempre. I meriti di Quesada, il ct filosofo. Ora il Galles

Due vittorie: con Scozia e Inghilterra (e in questo caso la prima vittoria dopo 32 sconfitte su 32 incontri). Due sconfitte: con Irlanda (ma si poteva anche pareggiare se non addirittura vincere) e Francia (comunque con onore). Oggi la quinta e ultima partita del Sei Nazioni 2026: con il Galles (alle 17.40 al Principality di Cardiff, su Sky e Tv8). Chi si sarebbe mai aspettato un’Italia così? Ma noi – dicono al bar (fino allo scorso Sei Nazioni avrebbero detto voi) – non eravamo quelli che le beccavano sempre? Ma noi non eravamo quelli che lottavano per evitare il cucchiaio di legno?

“È un ciclo favorevole – spiega Massimo Giovanelli, 60 volte azzurro, di cui 37 da capitano, oggi architetto – Come negli anni Novanta c’era stato un ciclo favorevole con commissari tecnici francesi, prima Bertrand Fourcade, poi Georges Coste, con lo stesso linguaggio e filosofia, e una squadra che ci portò allargando il Cinque a Sei Nazioni, così adesso c’è un altro ciclo cominciato con un ct neozelandese, Kieran Crowley, e proseguito da un argentino, Gonzalo Quesada, con lo stesso linguaggio e filosofia, e una squadra in continuo progresso, tant’è che lo scorso novembre è riuscita a battere i Wallabies australiani. E la nostra squadra, ancora giovane, è più lunga e forte che in passato, e con alcune eccellenze: penso alla prima linea (Fischetti, Nicotera, Ferrari), tra le più solide e organizzate al mondo, penso a un........

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