Il tribunale di Bari archivia il complotto sulla Xylella: l'unico complotto è quello contro gli scienziati
L'inchiesta a carico dell'ex direttore del Cnr Donato Boscia si chiude con un nulla di fatto. Ma nell'ordinanza del gip spunta qualcosa di più: un campione alterato usato per incastrare i ricercatori. La storia di un'emergenza reale osteggiata da una fantasia cospirazionista molto concreta
Ci sono voluti anni di procure mobilitate, esposti seriali, ulivi abbracciati in diretta televisiva e un ex senatore del Movimento 5 stelle pronto a immolarsi per un albero infetto a Cisternino. Alla fine il tribunale di Bari ha fatto quello che la scienza aveva già fatto molto prima: ha archiviato. Il 6 febbraio scorso il gip Giuseppe Ronzino ha chiuso il procedimento a carico di Donato Boscia, ex direttore dell'Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, accusato dalla solita compagnia di giro dei complottisti di aver contribuito alla diffusione della Xylella fastidiosa, il batterio che ha distrutto milioni di ulivi in Puglia. Il risultato era prevedibile per chiunque avesse letto un articolo scientifico sulla questione nell'ultimo decennio. Ma l'ordinanza del gip vale la pena di essere letta con attenzione, perché contiene qualcosa di più di una semplice archiviazione: contiene il racconto di un presunto complotto. Non quello immaginato dai cospirazionisti (scienziati al soldo delle malvagie multinazionali dei pesticidi, intenti a fabbricare un'emergenza) ma uno speculare e molto più concreto: per dimostrare che l'emergenza era una truffa, qualcuno avrebbe fabbricato davvero una truffa, alterando un campione biologico per far sembrare che il batterio fosse arrivato dove ancora non c'era.
Il giallo dell'ulivo di Monopoli
Gennaio 2019. In contrada Caramanna, nel territorio di Monopoli, viene individuato un ulivo monumentale con sintomi riconducibili alla........
