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Poetry slam, non ti sopporto

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15.03.2026

Una competizione che trascina la figura dell’autore fuori dal cono d’ombra che gli garantisce libertà e che appiattisce la scrittura sulla performance fisica. Alla fine, per fortuna, vince sempre l'editoria

Poetry slam, non ti sopporto. Nulla di personale contro i tuoi esponenti – alcuni li conosco e mi stanno anche simpatici – ma diffido oltremodo di ciò che non capisco. Anzitutto non mi convince la denominazione che riecheggia lo schiaffo e il pugno (“slam” significa “colpo rumoroso”), cercando di dare una passata di novità su un’ambizione futurista degna del 1909. Non mi........

© Il Foglio