Si riaccende lo scontro sul peso reale del “sistema”, tra accuse di casta e difese del pluralismo interno alla magistratura
«I magistrati iscritti all’Associazione nazionale magistrati sono circa 9.200, l’assoluta maggioranza; ma quanti sono quelli iscritti all’Anm e a una corrente? Circa 2.100 e questo è un tema molto importante». Una rivelazione forse inedita quella resa dal presidente del “sindacato” delle toghe, Cesare Parodi, sabato scorso durante la presentazione del suo saggio “Riforma della giustizia e dintorni” alla “Mondadori” nella Galleria Sordi a Roma.
Una rettifica, anche, al ministro Carlo Nordio, che il giorno prima, dal palco del Teatro Quirino, a colloquio con il presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli, aveva detto: «Il Csm sta alle correnti come il Parlamento ai partiti. In Italia gli iscritti a un sindacato sono mediamente tra il 35 e il 40 per cento. I magistrati iscritti alle correnti sono il 97 per cento. Vi siete domandati perché? Se tu non ti iscrivi ad una delle correnti, non hai il padrino nel momento in cui devi scegliere una carica, trovare una sistemazione in un determinato posto, e soprattutto quando ti trovi davanti alla sezione disciplinare».
Il tema ovviamente è frizzante, centrale se si pensa che la riforma dell’ordinamento giudiziario è stata pensata dal governo proprio allo scopo di depotenziare il peso delle correnti nel governo autonomo. Tanto è vero che Nordio........
