Il giurista smonta la separazione delle carriere: «Nessun vantaggio, solo un azzardo per l’ordine giudiziario»
Professor Mario Serio, professore di Diritto privato comparato, componente del Garante dei detenuti e già magistrato: cosa voterà al referendum?
Il metodo cui ho ispirato il mio ragionamento è stato quello della “depoliticizzazione” del quesito referendario. Desidero esprimere un'opinione che poggi esclusivamente sulla sostanza del testo di legge sottoposto a conferma popolare. Proprio su queste basi il mio sarà, senza tentennamenti o improprie suggestioni, un voto per il NO.
Perché?
Non vedo alcun incoraggiante nesso migliorativo delle condizioni concrete nelle quali l'ordine giudiziario si trova ad operare tra il nuovo assetto e l'odierna situazione, il cui elemento saliente è dato dalla lentezza e dalla povertà di risorse umane e materiali. È essenziale per un informato esercizio del diritto di voto che il messaggio venga inviato netto e risonante: non è in alcun modo ragionevolmente prevedibile che dalla riforma il cittadino tragga specifici vantaggi in termini di speditezza decisoria, robustezza delle garanzie difensive, più approfondita preparazione della magistratura.
Qual è il punto della riforma che meno condivide?
Sia l'impianto generale sia le singole previsioni legislative rivelano un duplice vizio che contamina irrimediabilmente l'intero disegno: da un canto, la crudele disgregazione di un'idea organizzativa dell'ordine giudiziario di origine costituzionale e, d'altro, il forzoso tentativo di imporre un nuovo modello culturale dell'impegno giurisdizionale. Sostituire........
