menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La sua foto sui giornali con gli schiavettoni e la catena fu pubblicata sui giornali senza suscitare alcuna indignazione. E allora l’iniziativa della procura mise fine alla sua carriera

14 1
20.01.2026

Sette anni fa, nel 2019, era stato presentato a Milano come il più grande scandalo politico-giudiziario dopo la Mani Pulite del 1992, un colossale “magna magna” per di più odoroso di ‘ndrangheta. L’inchiesta “Mensa dei poveri” aveva colpito al cuore Forza Italia, nella città del suo fondatore Silvio Berlusconi. E aveva preso di mira tre suoi esponenti politici, un deputato, Diego Sozzani, il sottosegretario regionale Fabio Altitonante e un giovane consigliere comunale, Pietro Tatarella, volto nuovo di Forza Italia e candidato alle europee del 26 maggio.

Per capire la dimensione dell’inchiesta, condotta da cinque procuratori, tra cui Alessandra Dolci, responsabile della direzione antimafia, è sufficiente sfogliare i quotidiani dell’8 maggio. Ne è sufficiente uno, il principale. Il Corriere della sera dedicava l’apertura con un titolo a tutta pagina “Lombardia, tangenti e arresti”. Una serie di servizi all’interno erano così sintetizzati in prima: “Blitz per le tangenti in Lombardia. I favori dei politici finiti anche ai boss della ‘ndrangheta. Oltre novanta gli indagati. 43 gli arrestati, tra cui il consigliere comunale e candidato di Forza Italia alle Europee Pietro Tatarella e........

© Il Dubbio