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L’ex presidente della camera ed ex magistrato vota No ma almeno propone argomenti distinti e distanti da quelli del sindacato delle toghe: niente “la voleva Licio Gelli”...

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03.02.2026

Dialogare con Luciano Violante è sempre un piacere, prima ancora che un onore. Perché in lui convivono tre ruoli importanti, quello del magistrato e del politico, insieme a quello dell’ex presidente della Camera, il nostro preferito. In un’altra sua veste, quella di uomo di buone letture e di reminiscenze culturali, sul Corriere del primo febbraio, si è riferito al filosofo-giurista inglese Francis Bacon, vissuto alla corte inglese a cavallo tra il secolo cinquecento e il successivo, per dare dei sempliciotti ai sostenitori del Sì al referendum. Il tono è sferzante, e ricorda il Violante magistrato, mentre si rivolge a “Autorevoli giuristi, versati in materia diversa dal diritto e dal processo penale”, per ricordare loro che mancano proprio le basi, quando si sostiene che la separazione delle carriere è la logica conseguenza del processo di tipo accusatorio.

Un primo moto di gratitudine lo dobbiamo comunque al presidente Violante, dal momento che ci ha risparmiato le desolanti banalità di quegli esponenti dei partiti di minoranza che, forse per spirito di vendetta per quel No che costrinse Matteo Renzi alle dimissioni, pensano di andare il 22 marzo ad affondare Giorgia Meloni. Ma anche perché ci propone argomenti distinti e distanti da quelli del sindacato delle toghe. Niente “la voleva Licio Gelli”. Niente pm sottoposto all’esecutivo, oppure, come abbiamo visto nei tabelloni delle stazioni, addirittura “i........

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