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Bollato come “ammazzasentenze” in Cassazione, divenne bersaglio politico e mediatico, fino all’accusa infamante di contiguità con Cosa Nostra

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06.02.2026

“Ammazzasentenze” sicuramente lo è stato, il giudice Corrado Carnevale, mancato ieri a 95 anni. Ma non nel senso dispregiativo dato dai tanti suoi detrattori, quelli del giro dei “professionisti dell’antimafia” di cui parlava Leonardo Sciascia. Magari “amico dei mafiosi”. Ma all’opposto, solo il più preparato, severo e pignolo giudice di Cassazione il quale, ben consapevole del fatto che il diritto è prima di tutto forma e osservanza delle regole, non esitava a bocciare le sentenze mal scritte e peggio motivate. Con la sindrome del primo della classe, quello meritevole e antipatico.

Così si era raccontato, senza falsa modestia, nel libro di Andrea Monda “Un uomo solo”: “A diciassette anni ho preso la maturità classica con il massimo dei voti, a ventuno mi sono laureato con lode e diritto alla pubblicazione della tesi, a ventitré al concorso per entrare in magistratura sono arrivato primo, così come a ogni concorso successivo…”. A cinquantacinque anni è il più giovane presidente italiano alla guida di una sezione di Cassazione, la prima, quella cui venivano affidati i processi di mafia. Un traguardo che sarà anche la sua disgrazia. Perché il suo compito di “fare le pulci” ai colleghi è già spiacevole a poco gradito a una corporazione suscettibile come quella delle toghe. Ma osare toccare le condanne, soprattutto gli ergastoli, nei confronti dei boss di Cosa Nostra, quello è veramente insopportabile.

Ma Corrado Carnevale “il solista” tira dritto. E pagherà la sua solitudine. La prima sarà la........

© Il Dubbio