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Colloquio con Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, anima del Comitato “Sì Separa” e della battaglia per la separazione delle carriere

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07.02.2026

«Non si fa campagna referendaria con i decreti sicurezza». Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, anima del Comitato “Sì Separa” e della battaglia per la separazione delle carriere, è perplesso e anche un po’ preoccupato: «Sarebbe molto meglio occuparci di politica della sicurezza a mente fredda, dopo il voto popolare sulla riforma». Fratelli d’Italia sfodera locandine in cui attribuisce alla legge Nordio il potere di disinnescare il presunto buonismo dei giudici, la loro indulgenza verso i black bloc o i migranti. Un messaggio confuso e illogico. «Noi, parlo del Comitato e della Fondazione, abbiamo una strada molto chiara: incontri con la società civile, con la sinistra più riformista come con le espressioni del cattolicesimo liberale. Il messaggio è semplice: con il muovo ordinamento giudiziario avremo un giudice più forte. Trovo sempre efficace la metafora del triangolo isoscele: al vertice c’è un magistrato che giudica ed è sopra le due parti, cioè l’accusa e la difesa. Ora invece quel triangolo è rovesciato e le due magistrature schiacciano il difensore».

La figura del giudice è un presidio istituzionale caro all’elettorato conservatore: esaltare la riforma come strumento per tutelare proprio la funzione del giudice può essere la via migliore. Screditare invece la magistratura giudicante sembra come minimo inutile, se non dannoso. «Io non mi occupo di elettorato, ma di contenuti. Cito sempre un esempio di........

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