Barbero e san Francesco: oltre l'icona, l'uomo contraddittorio
Sebastiano ha undici anni, segue tutte le conferenze di Alessandro Barbero online, legge i suoi libri. Tra poco sarà il più giovane spettatore del Teatro Verdi, gremitissimo per la lectio magistralis di una delle voci divulgative più ascoltate del nostro Paese. Quando lo studente ottiene la parola nella sala stampa, appena prima dell’evento, chiede al professore come reagivano i contemporanei di Francesco alle sue scelte. Domanda precisa, tutt'altro che scontata, coerente con il ciclo Spiritualità, Dialogo e Fratellanza nel mondo globale, organizzato dall’Università di Pisa nell'ottavo centenario della morte del santo.
Lo storico risponde con la stessa densità che riserverebbe a un collega. «I contemporanei cominciarono come avremmo fatto noi — “quello è un matto” — e poi cambiarono registro nel momento in cui riconobbero il significato religioso del gesto. Allora può essere scattato un altro effetto – “forse questo parla davvero con Dio”, finirono per supporre. Così, di colpo l'atteggiamento si rovescia e diventa ammirazione, la convinzione che questo sia una persona sacra. La fede medievale era vissuta con un'intensità che oggi è difficile immaginare. Si credeva davvero all'inferno e al paradiso. Quella certezza trasformava la percezione dello scandalo in possibile rivelazione».
Il Francesco cancellato
La lectio si costruisce intorno a una delle operazioni più........
