Seppelliti sotto le risate dei meme, la comicità ha ancora una chance?
“Sarebbe estremamente interessante scrivere la storia della risata” scriveva il grande critico russo Michail Bachtin (citando Aleksandr Herzen) in apertura del suo “Rabelais e la cultura popolare”. Senza contare la leggenda del “secondo libro” della “Poetica” sul riso - inventata da Umberto Eco - resta da sempre l’ambivalenza del comico: come il carnevale, da un lato istituzione collettiva, ma regolata, e al tempo stesso evento di disordine e ribaltamento o parodia di quelle stesse autorità che lo avevano istituito o tollerato.
Il ‘900 è forse il secolo in cui la risata ha raggiunto il suo apice, si è diffuso con il progresso di massa delle libertà, con media analogici elettrici (cinema, poi la tv), ma con l’era digitale sta creando novità ambigue. Non solo il web e soprattutto i social sono solo invasi da migliaia di prodotti “da ridere”, ma si assiste a una dominanza di quell’emblema che non è solo un gadget della cultura digitale ma un seme generativo: il meme. Si assiste a una “memizzazione” di tutta la comunicazione, soprattutto politica e questo linguaggio di eccitazione emotiva attraverso l’umorismo è diventato una delle forme di consenso del potere (vedi “La politica pop online” di G. Mazzoleni e R. Bracciale, Mulino) ed è curioso che da un lato si........
